XIII Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – XIII Domenica – (28 giugno 2026)

La donna sunamita sperimenta il detto di Gesù: “Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto” (Mt 10,41). Tanto più se teniamo conto del significato misterioso delle parole di Gesù, che potremmo spiegare così. Se si guarda a un uomo come a un giusto, si ha la possibilità di avere la ricompensa del giusto.

XII Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – XII Domenica – (21 giugno 2026)

La paura che prendesse il discepolo nella tribolazione non equivarrebbe semplicemente alla mancanza di coraggio, ma alla mancata intimità con il proprio maestro. Il contrario della paura non è il coraggio, ma la confidenza; non si conquista con l’esibizione, ma con l’intimità. Tale è l’ottica di lettura per i brani di oggi.
In questo senso risuona potente l’invocazione del profeta Geremia messo alle strette dai suoi falsi ammiratori, rivelatisi nemici perversi: “possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa” (Ger 20,12). Nella terribile esperienza del profeta, insidiato da ogni parte e abbandonato da tutti, la sua preghiera è esaudita nel senso che i suoi nemici non ottengono la sua anima, cioè non la piegano ai loro voleri e non la distolgono dal perseguire la verità della parola di Dio.

XI Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – XI Domenica – (14 giugno 2026)

[…] se Gesù prova compassione è perché sa che può dire: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,28-30). E ancora perché sa che, se il cuore dell’uomo cerca ristoro e non lo trova, è perché si illude di cercarlo fuori di Lui. Così, quando Gesù, mosso dalla sua compassione, invita i discepoli a pregare perché il Padre mandi operai nella sua messe, fa pregare non tanto perché mandi tanti operai, ma perché ne mandi di quelli che si muoveranno spinti dalla stessa sua compassione.

Sacratissimo Cuore di Gesù

Anno liturgico A (2025-2026) – Solennità e feste – Sacratissimo Cuore di Gesù – (12 giugno 2026)

Molti testi della liturgia della festa possono illustrare emblematicamente l’immagine del cuore di Gesù, spalancato sul mondo, che la ferita del colpo di lancia del soldato al calvario lascia intravedere. “Di generazione in generazione durano i pensieri del suo cuore” (Sal 32,11) canta l’antifona di ingresso. I nostri pensieri sono mutevoli, i nostri progetti pure, ancor più i nostri desideri. Ma sperimentare che quelli del Signore sussistono per sempre, sono sempre i medesimi, significa cogliere e accogliere il segreto di amore che regge il mondo. Il fatto stesso che tale segreto possa essere svelato in tutto il suo splendore solo nel momento più drammatico della vita di Gesù la dice lunga sul fatto che quell’amore non sia scontato coglierlo e viverlo, per quanto desiderabile.

Corpus Domini

Anno liturgico A (2025-2026) – Solennità e feste – Corpus Domini – (7 giugno 2026)

L’espressione, perfino provocatoria, del vangelo di Giovanni, sottolinea l’estremo realismo delle parole di Gesù. Lui si presenta come il pane vero disceso dal cielo, raffigurato nella manna che gli ebrei ebbero in dono nella loro traversata del deserto e non dice semplicemente che chi ‘mangia’ di lui avrà la vita. Dice più specificamente: chi lo ‘mastica rompendo con i denti’, azione tipica del mangiare a livello corporale. Ebbene, nello spirito, l’azione del ‘mangiare’ il corpo del Signore, è ancora più reale del mangiare fisico. Tra l’altro, Giovanni sottolinea come il primo effetto del mangiare la carne del Signore immolato non sia quello di avere il Signore in noi, ma di dimorare noi in lui, di essere noi presi in lui.