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Nono ciclo

Anno liturgico A (2025-2026)

Tempo Ordinario

XII Domenica

(21 giugno 2026)

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Ger 20,10-13;  Sal 68 (69);  Rm 5,12-15;  Mt 10,26-33

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La liturgia di oggi è imperniata sull’invito di Gesù ai suoi discepoli, che manda per il mondo come testimoni del suo vangelo, a non avere vergogna e non avere paura. Il passo parallelo di Luca ne mostra la ragione: “Dico a voi, amici miei” (Lc 12,4). Gesù fa leva appunto sulla confidenza del rapporto, sulla forza di intimità di un rapporto che ha conquistato il cuore. Gesù non nasconde che la missione dei suoi apostoli incontrerà difficoltà e opposizioni, contrasti e resistenze, perfino aperte persecuzioni, come del resto avviene e avverrà per lui. Tutto il capitolo in effetti si fonda sul principio: “Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore” (Mt 10,24-25). La paura che prendesse il discepolo nella tribolazione non equivarrebbe semplicemente alla mancanza di coraggio, ma alla mancata intimità con il proprio maestro. Il contrario della paura non è il coraggio, ma la confidenza; non si conquista con l’esibizione, ma con l’intimità. Tale è l’ottica di lettura per i brani di oggi.

In questo senso risuona potente l’invocazione del profeta Geremia messo alle strette dai suoi falsi ammiratori, rivelatisi nemici perversi: “possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa” (Ger 20,12). Nella terribile esperienza del profeta, insidiato da ogni parte e abbandonato da tutti, la sua preghiera è esaudita nel senso che i suoi nemici non ottengono la sua anima, cioè non la piegano ai loro voleri e non la distolgono dal perseguire la verità della parola di Dio. Da dove gli deriva la forza di non avere paura nonostante le angosce e i terrori che lo tormentano? “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso… Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!”. Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger 20,7.9). Così la sua supplica: “possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa” significa: che il povero, per paura del malvagio, non venga meno alla sua dignità, non desista dal fare il bene e non ceda al male. Alla vendetta degli uomini contro il giusto corrisponde la vendetta di Dio contro i malvagi. Da intendere: in modo che il giusto resti nell’intimità con il suo Dio e non ceda alla vendetta. La vendetta non appartiene al giusto.

Se il salmo 68 (69) proclama: “Per te io sopporto l’insulto”, è per non perdere il suo amore, come sottolinea il canto al vangelo, citando Gv 15,26-27: “Lo Spirito della verità darà testimonianza di me … e anche voi date testimonianza”. La verità che lo Spirito farà risplendere è la verità, accolta, della presenza del Signore nel cuore, imparando a conoscerne l’amore e a viverne la dinamica di rivelazione che comporta. Davanti alla tribolazione che sorprende il discepolo, quando subirà persecuzione dagli uomini, quando subirà ingiustizie e oppressione, quando si sentirà ingiustamente canzonato, egli potrà mostrare che cosa il suo cuore cerca, di che cosa è pieno, che cosa costituisce il suo tesoro. Di qui deriva la sua non paura.

Qui vale la corrispondenza misteriosa tra il riconoscimento nostro di Gesù davanti agli uomini e il riconoscimento suo di noi davanti al Padre (cfr. Mt 10,33). A dire il vero, il testo evangelico suona: ‘Chi confesserà in me davanti agli uomini, anch’io confesserò in lui davanti al Padre mio’. Un’espressione aramaizzante per indicare il fatto di riconoscersi in qualcuno, dalla parte di qualcuno. Noi potremmo interpretare: non si può confessare il Signore Gesù se non a partire da un’intimità di vita con lui, per cui riconoscerlo significa godere dell’intimità che ci offre. E la cosa avviene davanti agli uomini nel senso che quell’intimità si svela nell’amore verso gli uomini, alla comunione coi quali tende il desiderio di Dio, proprio quando gli uomini, rifiutando di rispondere a quel desiderio, contestano e opprimono coloro che vivono secondo quel desiderio che è diventato il loro segreto. Il riconoscere di Gesù davanti al Padre significa mostrare al cuore la verità dell’amore salvatore di Dio per gli uomini che prevale in ogni circostanza, anche la più drammatica o la più affliggente. In effetti, se il male che ci viene dagli altri uccidesse la nostra anima nel senso che ci distogliesse dalla comunione con Dio e soffocasse il suo amore, come potrà il mondo ancora risplendere della presenza di Dio? Come la salvezza di Dio potrà ancora lambire i cuori?

L’uomo che ha rinunciato alla sua pretesa di innocenza di fronte all’amore di Dio che lo accoglie e lo perdona, gli fa godere la sua intimità, è un uomo che non ha più paura, che non ha più paura di essere calpestato dagli uomini, di essere da loro discreditato o umiliato. Il segreto che porta, di cui è testimone, è più potente. E sarà proprio quel segreto che dovrà essere manifestato, gridato a tutti e in tutto il mondo. Proprio quello che nella più personale intimità di incontro col Signore costituisce la verità del proprio cuore, proprio quello andrà gridato in tutti modi, perché tutto sarà svelato a suo tempo, a tutti apparirà chiara la verità di quel segreto a suo tempo. Forse Gesù allude a un proverbio popolare: tutto finisce per arrivare al grande giorno. Ciò che ora è ancora un segreto, sarà la verità più limpida e convincente per tutti a suo tempo. Non temete dunque, conclude Gesù: fate risuonare quel segreto, fate risplendere davanti a tutti quella verità.

In termini meno entusiastici, ma più realistici, è quanto riporta questo aneddoto chassidico: “Rabbi Michal diceva: “Questa è la nostra vergogna, che noi temiamo qualcun altro fuori di Dio. È questo che si deve intendere quando di Giacobbe è detto: “Ed egli temette e fu angosciato” (Gen 32,8). Noi dobbiamo angosciarci del nostro timore di Esaù”.  Non è che l’uomo non deve avere alcun timore. Deve solo temere Dio e nessun altro, per nessun motivo. Ora, temere Dio è il corrispettivo della forza di intimità goduta con Dio perché è l’espressione del timore di perdere ciò che è prezioso per il cuore.

Quel ‘timore’ di Dio porta i discepoli a non avere paura, a non sgomentarsi. Se il brano evangelico di oggi richiama al principio della fedeltà nella persecuzione – cosa che di per sé supporrebbe un coraggio incredibile! – ricorda però che la testimonianza si alimenta nella prospettiva di una confidenza goduta: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza che il volere del Padre vostro”. Come a dire: il Padre vostro è sempre con voi; voi siete cari al Padre vostro. Tutto quello che vi capita non è un incidente, ma ha lo scopo di mostrare il suo desiderio di comunione con gli uomini, desiderio che in voi è diventato il vostro segreto di vita.

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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):

[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]

Prima Lettura

Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Dal libro del profeta Geremìa

Ger 20,10-13

Sentivo la calunnia di molti:

«Terrore all’intorno!

Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».

Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:

«Forse si lascerà trarre in inganno,

così noi prevarremo su di lui,

ci prenderemo la nostra vendetta».

Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,

per questo i miei persecutori vacilleranno

e non potranno prevalere;

arrossiranno perché non avranno successo,

sarà una vergogna eterna e incancellabile.

Signore degli eserciti, che provi il giusto,

che vedi il cuore e la mente,

possa io vedere la tua vendetta su di loro,

poiché a te ho affidato la mia causa!

Cantate inni al Signore,

lodate il Signore,

perché ha liberato la vita del povero

dalle mani dei malfattori.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 68 (69)

R. Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l’insulto

e la vergogna mi copre la faccia;

sono diventato un estraneo ai miei fratelli,

uno straniero per i figli di mia madre.

Perché mi divora lo zelo per la tua casa,

gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. R.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,

Signore, nel tempo della benevolenza.

O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,

nella fedeltà della tua salvezza.

Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;

volgiti a me nella tua grande tenerezza. R.

Vedano i poveri e si rallegrino;

voi che cercate Dio, fatevi coraggio,

perché il Signore ascolta i miseri

non disprezza i suoi che sono prigionieri.

A lui cantino lode i cieli e la terra,

i mari e quanto brùlica in essi. R.

Seconda Lettura

Il dono di grazia non è come la caduta.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Rm 5,12-15

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.

Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.

Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,

dice il Signore,

e anche voi date testimonianza. (Gv 15,26b.27a)

Alleluia.

Vangelo

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 10,26–33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore.