Apr 10, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – II Domenica di Pasqua – (12 aprile 2026)
Se la risurrezione di Gesù inaugura il giorno fatto dal Signore, si comprende come essa non potesse appartenere all’orizzonte mentale dei discepoli. I racconti di risurrezione lo provano. Ma allora qual è il significato di quei racconti? In Giovanni, a differenza dei sinottici, i racconti delle apparizioni del Risorto non hanno un valore apologetico; non mirano semplicemente a comprovare la realtà del corpo risorto di Gesù. La risurrezione di Gesù non è il miracolo che può convincere della sua divinità. La fede degli apostoli come quella dei discepoli che li seguiranno, quindi anche la nostra, riposa sempre sulla parola trasmessa con la forza dello Spirito Santo e non sui segni visibili della Presenza. Non esiste evidenza costringente del mistero di Dio e del suo amore per gli uomini.
Il mondo non può vedere, il discepolo sì. Ciò significa che in gioco non è un vedere semplicemente con gli occhi, ma un vedere nella fede, un vedere nella luce della compiacenza di Dio per noi.
Apr 3, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – Domenica di Pasqua: Risurrezione del Signore – (5 aprile 2026)
Giovanni parla della pietra tolta via dal sepolcro per sottolineare, in questo Giorno della Risurrezione, che viene tolto l’ultimo impedimento alla ‘visione’, come poi il brano dirà a proposito di Giovanni entrato nel sepolcro: “Vide e credette”. È come una richiesta che viene sussurrata al cuore dei possibili lettori del vangelo, la richiesta di avanzare nella conoscenza del mistero, di salire fino all’intelligenza della risurrezione che viene svelata poco a poco. La tensione del racconto punta qui. Un invito per noi alla gioia della sua conoscenza perché profumi la nostra vita e ne manifesti lo splendore. Possiamo tutti essere custoditi e accompagnati dalla tenacia dell’amore del Signore per noi, che, come ha promesso: “ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Mar 27, 2026 | Tempo Quaresima 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – Domenica delle Palme – (29 marzo 2026)
L’arrivo a Gerusalemme di Gesù, nella narrazione di Matteo, è preceduto dalla guarigione a Gerico di due ciechi, dei quali si dice: “Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricuperarono la vista e lo seguirono” (in Marco il racconto si riferisce al cieco Bartimeo di cui si dice: “Subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”). Quella strada portava a Gerusalemme. C’è bisogno di avere gli occhi aperti per cogliere il senso dell’arrivare di Gesù a Gerusalemme. Qui porta il suo cammino, qui lo spinge la sua vocazione, qui si compie quel disegno del Padre che Gesù andava illustrando con le sue parole e con i suoi atti, sebbene nessuno, neanche i suoi discepoli, fosse ben consapevole della posta in gioco.
Mar 21, 2026 | Tempo Quaresima 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – V Domenica di Quaresima – (22 marzo 2026)
“Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato” (Gv 11,4). Gesù ha appena saputo della malattia mortale del suo amico Lazzaro, ma non si muove subito. Il lettore del vangelo è subito avvertito di aguzzare lo sguardo. Non si tratterà di assistere semplicemente al miracolo di un richiamo alla vita di un uomo morto, ma di cogliere quello che da quel miracolo scaturisce, cioè l’ora della passione di Gesù nella quale lui sarà glorificato. Se Gesù, a proposito di Lazzaro, parla della sua gloria, non lo fa tanto in riferimento al miracolo che sta per compiere, ma in riferimento al fatto che tale miracolo costituisce il via libera alla sua ora, l’inizio della sua passione. Non per nulla i discepoli, Tommaso in testa, dicono: “Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 11,16). Il vedere Gesù che fa ritornare in vita Lazzaro non induce a una esaltazione della sua persona, ma fa presagire come e perché Gesù abbia tale potere e quindi mette in risalto la sua disponibilità a morire per manifestare in tutta la sua potenza l’amore del Padre, da cui scaturisce la sua glorificazione e la vita per noi.
Mar 13, 2026 | Tempo Quaresima 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – IV Domenica di Quaresima – (15 marzo 2026)
Il racconto della guarigione del cieco, nella prospettiva battesimale nella quale la chiesa lo proclama, può essere accostato da vari punti di vista. Consideriamo la persona del cieco nella sua progressiva apertura alla fede. Non è lui a chiedere la guarigione: l’iniziativa è di Gesù. Lui ha fiducia e va a lavarsi alla piscina di Siloe, quella dalla quale veniva attinta l’acqua portata solennemente verso il tempio e versata attorno all’altare nella solennità della festa delle capanne (cfr. Gv 7,37-39). Siloe significa piuttosto ‘chi invia [le acque]’ e Giovanni, rendendolo al passivo, ‘Inviato’, indica che la nostra guarigione si trova in Gesù, che poco prima si era definito ‘inviato’ dal Padre. Nelle parole del cieco guarito Gesù è indicato prima come ‘quell’uomo che si chiama Gesù’, poi ‘un profeta’, poi ‘che è da Dio’ e infine, davanti alla domanda di Gesù che lo va a cercare dopo che è stato cacciato dai farisei: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”, risponde: “Io credo, Signore!”.
Mar 6, 2026 | Tempo Quaresima 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – III Domenica di Quaresima – (8 marzo 2026)
La liturgia quaresimale indica i percorsi della conversione del cuore con le domande di fondo essenziali. Una di queste domande, forse non sempre espressa, ma continuamente serpeggiante nel cuore, è quella del popolo di Israele, esasperato nel deserto dalla fame e dalla sete: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17,7). La domanda del popolo non è provocatoria o irriverente; semplicemente, è angosciante: il Signore è con noi? Ogni prova fa emergere il dubbio: ma Dio vuole davvero il nostro bene? L’insinuazione dell’antico serpente disturba i sogni di felicità dell’uomo. Nel riferirci a Dio, quello che forse il nostro cuore stenta a credere è sentirlo pieno di desiderio di noi, è sentire la sua ‘sete’di noi. Nel prefazio della messa di oggi la chiesa proclama: “Egli, chiedendo alla Samaritana l’acqua da bere, già aveva suscitato in lei il dono della fede e di questa fede ebbe sete così grande da accendere in lei il fuoco del tuo amore”.