Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Tempo Ordinario
XXVI Domenica
(27 settembre 2026)
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Ez 18,25-28; Sal 24 (25); Fil 2,1-11; Mt 21,28-32
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L’invocazione del salmo responsoriale: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie” mette in risalto come l’uomo fatichi a riconoscere la via di Dio e, quando anche la riconoscesse, fatichi a percorrerla, a starci. Risponde all’esortazione del profeta Ezechiele con la quale si chiude il cap. 18: “Convertitevi e vivrete”. L’accusa di Gesù ai capi suona: “Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli” (Mt 21,32).
Gesù, dopo essere entrato trionfalmente in Gerusalemme, aveva cacciato venditori e cambiavalute dal tempio. Nessuno aveva osato fermarlo. Ritorna il giorno seguente nel tempio a insegnare ed è qui che lo avvicinano i capi della nazione. Vogliono sapere con quale autorità Gesù si muove. Nella perfetta logica rabbinica, condiziona la sua risposta a una domanda che porge loro a proposito di Giovanni Battista: “Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?” (Mt 21,25). Rispondono di non sapere, ma non perché non sanno, soltanto non si vogliono esporre. Proprio l’atteggiamento che Gesù bolla con la sua parabola dei due figli, come a continuare la discussione con loro in vista di un possibile, anche se prevedibilmente impossibile, ravvedimento. Il confronto continua poi con altre due parabole, quella dei fittavoli malvagi e quella del banchetto nuziale per il figlio del re, che saranno proclamate nelle prossime due domeniche.
La parabola dei due figli è semplice e lineare, tanto che la risposta giusta viene messa in bocca agli stessi farisei. Fa la volontà del padre certamente quello che va a lavorare nella vigna, non quello che dice di voler andare. Ma l’applicazione che ne fa Gesù rivela aspetti che erano sfuggiti agli ascoltatori. Anzitutto il fatto che nessuno dei due figli obbedisce perfettamente: il primo rifiuta, ma poi va; il secondo acconsente, ma poi non va. Gesù parte dalla costatazione che l’uomo non risponde subito all’invito di Dio. La risposta dell’uomo avviene nel tempo, quando sopraggiunge il pentimento, cioè la percezione di essere dentro un rapporto, di cui si disattende la premura e per questo ci si pente di non averlo preso in considerazione. Quando Gesù li rimprovera dicendo che pubblicani e prostitute li precedono nel regno di Dio, vuol dire che pubblicani e prostitute hanno creduto alla predicazione del Battista e si sono pentiti, mentre loro nemmeno si sono dati la pena, vedendo come il popolo reagiva all’esortazione del Battista, di mettersi in discussione. Nemmeno dopo, cioè dopo che avevano visto i frutti della predicazione del Battista, si sono premurati di domandarsi: ma cosa sta avvenendo? Sono rimasti alla finestra, chiusi nella loro torre, guardando tutti dall’alto in basso.
C’è però un altro particolare interessante da notare. Gesù dice loro: se non avete creduto a Giovanni Battista, nemmeno credete nelle Scritture e se non credete nelle Scritture non potete credere in me, che di quelle Scritture sono il compimento. Gesù aveva detto in precedenza: “come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?” (Gv 5,44). Non credere nelle Scritture vuol dire riferirsi a se stessi piuttosto che a Dio, farsi grandi del proprio prestigio, nascondendosi dietro nobili ideali di salvaguardia della nazione.
È qui, nell’ascolto della parola di Dio portatrice di salvezza, che affonda le radici l’obbedienza dell’uomo. Obbedienza, che gli deriva solo dal pentimento e il pentimento dal fatto di scoprire che Dio lo ama e lo cerca. È s. Paolo che, nella sua lettera ai Filippesi, ci fa fissare lo sguardo su colui che è il modello dell’obbedienza, su colui che mostra in verità le vie di Dio dicendo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso …” (Fil 2,5-7). E giustifica il riferimento a Gesù in rapporto alla vita fraterna dove si giocano le relazioni e quindi la propria umanità: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Fil 2,3-4). Forse che quei capi della nazione hanno mai avuto pensieri del genere in cuor loro? E se non hanno questi pensieri, possono dire di temere il Signore? E se non temono il Signore, come possono conoscere i suoi segreti? Ecco perché il salmo responsoriale ripete con insistenza: “Fammi conoscere le tue vie” (Sal 24/25,4). Non si conoscono facilmente, è facile illudersi, è facile voler tirare Dio nella nostra testa piuttosto che aprire la nostra testa a Dio! Il salmo allora ci istruisce: “Chi è l’uomo che teme il Signore? Gli indicherà la via che deve scegliere” (v.12). E più avanti: “Il segreto del Signore è per quanti lo temono e la sua alleanza per farla loro conoscere” (v.14, testo ebraico).
Avverrà per i discepoli come per Gesù: se il Figlio, secondo le parole di Paolo ai Filippesi, ‘svuotò se stesso assumendo una condizione di servo’, lo può fare perché gode di un amore. Quello ‘svuotamento’ è la condizione perché l’amore si compia e trascini tutti nello stesso movimento. Ci si può svuotare dei propri peccati come delle proprie sicurezze; ciò che conta è svuotarsi perché quell’amore torni a splendere, perché Dio possa essere adorato come il Salvatore, ricco di misericordia per tutti. Quello che i capi del popolo e i farisei, interlocutori di Gesù, non avevano potuto capire. E lo svuotarsi attira la grazia perché assimila al movimento che Gesù ha vissuto e che Dio vive in se stesso.
Se Gesù ha fatto conoscere le vie di Dio fino a diventare lui stesso “la via” (Gv 14,16), lo diventa per coloro che lo accolgono. E il movimento dell’accoglierlo si può spiegare in questo modo. Gesù è venuto per insegnare agli uomini a conoscere e riconoscere i propri peccati senza disperare, ma aprendosi al cammino di ritorno a Dio che comincia con il sapersi amati e perdonati in anticipo, in modo totalmente immeritato. Se è vero, come dice Origene, che l’uomo pecca per ignoranza fino a che Dio non gli dona una certa percezione del suo peccato, Gesù allora ha cercato di farsi mediatore di questa conoscenza, della quale si nutre la vita di alleanza con Dio. Questo, i capi della nazione non hanno compreso; questo, gli uomini che cercano gloria gli uni dagli altri non possono comprendere. E senza comprendere questo non possono pentirsi. E senza pentirsi non possono conoscere i segreti di Dio, pieno di amore per i suoi figli.
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
Se il malvagio si converte dalla sua malvagità, egli fa vivere se stesso.
Dal libro del profeta Ezechièle
Ez 18,25-28
Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia
condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 24 (25)
R. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza. R.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. R.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. R.
Seconda Lettura
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 2,1-11
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche
comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.
Vangelo
Pentitosi andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,28-32
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Parola del Signore.