Domenica delle Palme

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – Domenica delle Palme – (29 marzo 2026)

L’arrivo a Gerusalemme di Gesù, nella narrazione di Matteo, è preceduto dalla guarigione a Gerico di due ciechi, dei quali si dice: “Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricuperarono la vista e lo seguirono” (in Marco il racconto si riferisce al cieco Bartimeo di cui si dice: “Subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”). Quella strada portava a Gerusalemme. C’è bisogno di avere gli occhi aperti per cogliere il senso dell’arrivare di Gesù a Gerusalemme. Qui porta il suo cammino, qui lo spinge la sua vocazione, qui si compie quel disegno del Padre che Gesù andava illustrando con le sue parole e con i suoi atti, sebbene nessuno, neanche i suoi discepoli, fosse ben consapevole della posta in gioco.

V Domenica di Quaresima

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – V Domenica di Quaresima – (22 marzo 2026)

“Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato” (Gv 11,4). Gesù ha appena saputo della malattia mortale del suo amico Lazzaro, ma non si muove subito. Il lettore del vangelo è subito avvertito di aguzzare lo sguardo. Non si tratterà di assistere semplicemente al miracolo di un richiamo alla vita di un uomo morto, ma di cogliere quello che da quel miracolo scaturisce, cioè l’ora della passione di Gesù nella quale lui sarà glorificato. Se Gesù, a proposito di Lazzaro, parla della sua gloria, non lo fa tanto in riferimento al miracolo che sta per compiere, ma in riferimento al fatto che tale miracolo costituisce il via libera alla sua ora, l’inizio della sua passione. Non per nulla i discepoli, Tommaso in testa, dicono: “Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 11,16). Il vedere Gesù che fa ritornare in vita Lazzaro non induce a una esaltazione della sua persona, ma fa presagire come e perché Gesù abbia tale potere e quindi mette in risalto la sua disponibilità a morire per manifestare in tutta la sua potenza l’amore del Padre, da cui scaturisce la sua glorificazione e la vita per noi.

IV Domenica di Quaresima

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – IV Domenica di Quaresima – (15 marzo 2026)

Il racconto della guarigione del cieco, nella prospettiva battesimale nella quale la chiesa lo proclama, può essere accostato da vari punti di vista. Consideriamo la persona del cieco nella sua progressiva apertura alla fede. Non è lui a chiedere la guarigione: l’iniziativa è di Gesù. Lui ha fiducia e va a lavarsi alla piscina di Siloe, quella dalla quale veniva attinta l’acqua portata solennemente verso il tempio e versata attorno all’altare nella solennità della festa delle capanne (cfr. Gv 7,37-39). Siloe significa piuttosto ‘chi invia [le acque]’ e Giovanni, rendendolo al passivo, ‘Inviato’, indica che la nostra guarigione si trova in Gesù, che poco prima si era definito ‘inviato’ dal Padre. Nelle parole del cieco guarito Gesù è indicato prima come ‘quell’uomo che si chiama Gesù’, poi ‘un profeta’, poi ‘che è da Dio’ e infine, davanti alla domanda di Gesù che lo va a cercare dopo che è stato cacciato dai farisei: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”, risponde: “Io credo, Signore!”.

III Domenica di Quaresima

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – III Domenica di Quaresima – (8 marzo 2026)

La liturgia quaresimale indica i percorsi della conversione del cuore con le domande di fondo essenziali. Una di queste domande, forse non sempre espressa, ma continuamente serpeggiante nel cuore, è quella del popolo di Israele, esasperato nel deserto dalla fame e dalla sete: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17,7). La domanda del popolo non è provocatoria o irriverente; semplicemente, è angosciante: il Signore è con noi? Ogni prova fa emergere il dubbio: ma Dio vuole davvero il nostro bene? L’insinuazione dell’antico serpente disturba i sogni di felicità dell’uomo. Nel riferirci a Dio, quello che forse il nostro cuore stenta a credere è sentirlo pieno di desiderio di noi, è sentire la sua ‘sete’di noi. Nel prefazio della messa di oggi la chiesa proclama: “Egli, chiedendo alla Samaritana l’acqua da bere, già aveva suscitato in lei il dono della fede e di questa fede ebbe sete così grande da accendere in lei il fuoco del tuo amore”.