Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Tempo Ordinario
XVII Domenica
(26 luglio 2026)
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1Re 3,5.7-12; Sal 118 (119); Rm 8,28-30; Mt 13,44-52
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Delle sette parabole del regno, oggi vengono proclamate le ultime tre. Da osservare subito che, mentre le prime quattro sono dette alla folla, le ultime tre sono dette in casa, ai discepoli. Se si collegano al frutto che la parola ascoltata deve produrre, come viene spiegato per la parabola del seminatore, allora l’ultima, quella della rete gettata nel mare, allude alla pazienza dell’attesa. Il giudizio spetta solo a Dio, agli uomini interessa solo attendere al frutto senza perdersi o rivalersi nei confronti di nessuno.
Il frutto è considerato a partire da una ‘scoperta’, che l’antica colletta metteva subito in evidenza: “O Padre, fonte di sapienza, che ci hai rivelato in Cristo il tesoro nascosto e la perla preziosa, concedi a noi il discernimento dello Spirito, perché sappiamo apprezzare fra le cose del mondo il valore inestimabile del tuo regno, pronti a ogni rinunzia per l’acquisto del tuo dono”. Il tesoro e la perla sono il Cristo stesso. L’espressione della preghiera però è paradossale: ‘acquistare il dono’. Non siamo noi a conquistare il Cristo, ma, più semplicemente, per noi si tratta di ritrovarci nelle condizioni che permettono l’accoglimento del dono, che è lui.
Quelle condizioni sono segnalate dal canto al vangelo: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno” (cfr. Mt 11,25). L’essere piccoli è contrapposto ai dotti, ai saputi. Può pretendere l’uomo di conoscere le vie della vita? Per di più, Gesù si presenta dalla parte di Dio come ‘il più piccolo’ e se l’uomo, che aspira alla grandezza e alla conoscenza, non rinunzia ai suoi pensieri, mai troverà compimento ai suoi aneliti. Dice la stessa cosa il versetto di ingresso di sal 67/68,7: “a chi è solo [ai derelitti] fa abitare una casa”. Nell’interpretazione ebraica i ‘derelitti’ sono coloro che aspettano di essere raccolti dal Messia, nell’interpretazione patristica sono ‘gli uomini di un solo intento’, gli uomini che vivono senza divisioni. Sono i piccoli, quelli che hanno preferito i sentimenti di Dio ai propri, quelli per i quali la gioia della comunione con Dio e con i fratelli risulta essere di gran lunga preferibile a ogni altro desiderio perché si sono aperti ai segreti di Dio. La sapienza ha a che fare con quella gioia di condivisione dei sentimenti di Dio per l’uomo.
Per questo l’intelligenza ha a che vedere con la gioia di una scoperta. Le parabole non fanno corrispondere il regno di Dio a un tesoro o a una perla. Il paragone si gioca sulla situazione che si è invitati a vivere, come a dire: il regno dei cieli è simile a ciò che succede quando si scopre un tesoro o quando un mercante trova quello che ha sempre sognato di trovare. Tutta l’azione successiva scaturisce dalla gioia prorompente della scoperta. Senza quella gioia non è possibile concepire nessuna azione significativa a livello dell’orientamento della propria vita, sebbene le parabole alludano anche ad altre dinamiche, più nascoste ma non meno vere.
Alla dinamica di ricerca, anzitutto. Non si scopre a caso. Ci deve essere, di fondo, una passione per ciò che è prezioso, una inquietudine che non ti lascia vaneggiare o istupidire. Non sono sufficienti, al cuore dell’uomo, le cose che arriva a possedere; ha bisogno di cogliere quello che dentro le cose vive e attira, quello che solo può colmare il suo desiderio.
Alla dinamica di compravendita. Ciò che è prezioso non sta insieme a ciò che è vile, ciò che ha sostanza con ciò che ha solo apparenza. Perlomeno, insieme non possono stare tanto tempo e difatti viene il momento in cui ci si deve disfare di una cosa per comprare l’altra.
Alla dinamica di rischio. Più grosso è l’affare, più alto il rischio. E quando il tesoro o la perla trovata sono incomparabilmente più preziosi di tutto quello che ci si sarebbe potuti immaginare di trovare, allora ci si disfa di tutto. Il tutto di cui ci si disfa è direttamente proporzionale alla preziosità del tesoro trovato. La molla che permette, anzi che spinge al rischio della compravendita è appunto la gioia, percepita così profonda e piena da cacciare ogni timore.
Così il discorso sulla sapienza riguarda la capacità di vivere la vita per il verso giusto, il verso santo, il verso beato. Sarebbe il tema della prima lettura, dove il re Salomone chiede la sapienza del giudicare, con la conseguenza di avere insieme anche quello che non ha chiesto: regno, vittoria e stabilità. E la sapienza va impetrata dall’alto perché il tesoro e la perla di gran valore sono come nascosti; realmente si possono trovare, ma solo dentro una rivelazione che fa aprire gli occhi.
Matteo aveva riportato le parole di Gesù a proposito del tesoro nell’esposizione delle beatitudini perché “dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). Paolo l’aveva confermato con il dichiarare che in Gesù sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza (cfr Col 2,3). È ancora Paolo a descrivere la sua esperienza di incontro con Gesù là dove riporta: “Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi” (2Cor 4,5-7).
Appunto questa è la scoperta singolare. Il tesoro non è solo una ricchezza, ma una potenza, la potenza di un amore che conquista e trascina, potenza che è riferita all’amore misericordioso di Dio che, prevalendo su tutto, rende libero il cuore con la gioia che sprigiona. Non si tratta evidentemente di una gioia soddisfatta, ma di una gioia che fa attraversare tribolazioni e prove pur di non perdere mai l’amore, pur di far arrivare a tutti l’amore. È per questo che l’immagine del tesoro rende bene la natura del Regno annunciato da Gesù. Luca l’aveva proclamato con la parola di Gesù che commentava la scelta di Maria: “di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10,42). Da intendere perciò: il cuore cerca il suo tesoro; un solo tesoro conta! L’affermazione non riguarda solo la cosa, cioè il tesoro, ma anche il cuore, vale a dire: il cuore è strutturato per godere del tesoro che lo riempie. Non si può non riandare alla affermazione di Gesù nel colloquio con gli apostoli nell’ultima cena, dopo aver parlato della vite e dei tralci: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11).
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
Hai domandato per te la sapienza.
Dal primo libro dei Re
1Re 3,5.7-12
In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 118 (119)
R. Quanto amo la tua legge, Signore!
La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento. R.
Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia. R.
Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero. R.
Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici. R.
Seconda Lettura
Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,28-30
Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.
Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Mt 11,25)
Alleluia.
Vangelo
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Parola del Signore.