IV Domenica di Pasqua

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – IV Domenica di Pasqua – (26 aprile 2026)

In che senso Gesù è la porta delle pecore? Forse c’è l’allusione alla ‘porta delle pecore’ che introduceva nell’atrio del tempio di Gerusalemme. Come a dire: io sono il nuovo tempio, il luogo dove poter adorare Dio in spirito e verità. Il lettore del vangelo è anche riportato all’episodio del battesimo al Giordano, qui richiamato in tutta la sua valenza rivelativa: si aprono i cieli, discende lo Spirito, si ode la voce del Padre che lo dichiara luogo della sua compiacenza. Gesù è porta tanto da parte di Dio (“Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”, Gv 1,18) quanto da parte dell’uomo (“in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”, Col 2,3). Lui solo costituisce la chiave di senso che manca all’agire dell’uomo. Per questo Gesù dice di sé che è venuto a dare la vita in abbondanza, quella vita che costituisce il supremo desiderio dell’uomo. Non semplicemente la vita, ma la vita in abbondanza, ad indicare quella certa qualità di vita che sola colma i desideri dei cuori, come è stato proclamato all’inizio del vangelo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4).

III Domenica di Pasqua

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – III Domenica di Pasqua – (19 aprile 2026)

Quando le donne si recano al sepolcro il mattino di Pasqua e non trovano il corpo di Gesù, di loro leggiamo: “mentre si domandavano che senso avesse tutto questo …”. In greco il loro stato d’animo è espresso con un verbo solo, che può essere reso con ‘mentre si trovavano senza via di uscita’. È esattamente il medesimo stato d’animo che alberga nei due discepoli di Emmaus, quando di loro stessi dicono al pellegrino che si è accompagnato a loro lungo il cammino: “speravamo” (“noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele”). Vale a dire: sono venute meno le nostre speranze, siamo interiormente senza via di uscita. Il loro camminare non è per andare a cercare da qualche parte, ma è un tornare indietro, un tornare a casa, tutto come prima! Anzi, peggio, perché almeno prima si aveva speranza di qualcosa, ora si è persa anche quella! E l’evangelista li descrive: ‘col volto triste’.

La vita è spesso una sequenza di delusioni, anche se il cuore non dimentica ciò che lo aveva acceso. Non è scontato e non sembra facile ritornare ad ardere, ma diventa sempre possibile quando non acconsentiamo a chiuderci su noi stessi, tenendo aperta la nostra storia.

II Domenica di Pasqua

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – II Domenica di Pasqua – (12 aprile 2026)

Se la risurrezione di Gesù inaugura il giorno fatto dal Signore, si comprende come essa non potesse appartenere all’orizzonte mentale dei discepoli. I racconti di risurrezione lo provano. Ma allora qual è il significato di quei racconti? In Giovanni, a differenza dei sinottici, i racconti delle apparizioni del Risorto non hanno un valore apologetico; non mirano semplicemente a comprovare la realtà del corpo risorto di Gesù. La risurrezione di Gesù non è il miracolo che può convincere della sua divinità. La fede degli apostoli come quella dei discepoli che li seguiranno, quindi anche la nostra, riposa sempre sulla parola trasmessa con la forza dello Spirito Santo e non sui segni visibili della Presenza. Non esiste evidenza costringente del mistero di Dio e del suo amore per gli uomini.

Il mondo non può vedere, il discepolo sì. Ciò significa che in gioco non è un vedere semplicemente con gli occhi, ma un vedere nella fede, un vedere nella luce della compiacenza di Dio per noi.

Domenica di Pasqua: Risurrezione del Signore

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – Domenica di Pasqua: Risurrezione del Signore – (5 aprile 2026)

Giovanni parla della pietra tolta via dal sepolcro per sottolineare, in questo Giorno della Risurrezione, che viene tolto l’ultimo impedimento alla ‘visione’, come poi il brano dirà a proposito di Giovanni entrato nel sepolcro: “Vide e credette”. È come una richiesta che viene sussurrata al cuore dei possibili lettori del vangelo, la richiesta di avanzare nella conoscenza del mistero, di salire fino all’intelligenza della risurrezione che viene svelata poco a poco. La tensione del racconto punta qui. Un invito per noi alla gioia della sua conoscenza perché profumi la nostra vita e ne manifesti lo splendore. Possiamo tutti essere custoditi e accompagnati dalla tenacia dell’amore del Signore per noi, che, come ha promesso: “ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.