IV Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – IV Domenica – (1° febbraio 2026)

L’annuncio luminoso del profeta Sofonia: “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero” (Sof 3,12), che la versione della LXX rende: ‘popolo mite e umile’, rimanda alla dichiarazione di Gesù quando invita a venire a lui: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,29). È esattamente in riferimento a lui, che realizza la promessa di Dio per l’umanità, che vanno comprese le sue beatitudini. Tutta la serie delle otto beatitudini non sono che la condivisione di quella mitezza e umiltà del cuore di Gesù. E se ci appaiono paradossali è perché l’uomo fa fatica a entrare nella conoscenza di Dio. Lo spiega bene san Paolo nella sua prima lettera ai Corinti: “Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,25). Ma è proprio per quella stoltezza e debolezza che “Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione” (1Cor 1,30).

III Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – III Domenica – (25 gennaio 2026)

Quella luce che splende non è frutto di conquista umana, ma dono e rivelazione del Dio vivente, che la liturgia sottolinea con due salmi, quello di ingresso e il salmo responsoriale: “Cantate al Signore un canto nuovo … annunciate di giorno in giorno la sua salvezza … dite tra le genti: il Signore regna! … gioiscano i cieli, esulti la terra davanti al Signore che viene …” (Sal 95); “Il Signore è mia luce e mia salvezza” (Sal 26). La luce esprime la salvezza accolta da chi, trovandosi in uno spazio di ombra di morte con tenebre all’intorno e gli occhi impediti di vedere, finalmente esce alla luce, è guarito negli occhi, incontra Colui che il vangelo definisce “in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”. Ora quella luce si è fatta vedere e Gesù ne esprime tutta la potenza di salvezza nella sua umanità.

II Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – II Domenica – (18 gennaio 2026)

Un particolare della testimonianza del Battista è assolutamente prezioso, se letto nell’ottica pasquale. Quando il Battista vede venire verso di lui Gesù all’indomani del suo battesimo esclama: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Gesù toglie nel senso che prende su di sé il peccato del mondo, ma non lo toglie dal mondo. Il mondo sarà sempre lì a testimoniare la sua contrarietà al volere di Dio, all’agire di Dio, nella storia e nel cuore degli uomini. Ma chi aderirà a Gesù, chi lo seguirà, chi si farà guidare dallo Spirito di cui lui è ripieno, non subirà danno dal male che imperversa in questo mondo. Come è stato per lui. Proprio quando il male si è come concentrato su di lui per distoglierlo dal suo segreto, proprio allora lui l’ha vinto con la sua assoluta fedeltà all’amore per noi, nella più totale intimità con il Padre suo che ama noi suoi figli. Di sé Gesù dirà: io ho vinto il mondo! Così anche i suoi discepoli, ma nella stessa via, negli stessi modi. Come leggevo ieri in una testimonianza di una donna lacerata dal dolore per le vessazioni e le ingiustizie subite: il male si vince davvero solo con il bene.

Battesimo di Gesù

Anno liturgico A (2025-2026) – Solennità e feste – Battesimo di Gesù – (11 gennaio 2026)

Il particolare dei cieli che si aprono è ripreso alla fine del vangelo di Matteo con l’annotare che i sepolcri si aprono. In Marco, invece, che usa l’espressione dei cieli che sono lacerati, squarciati, il rimando è al velo del tempio che si lacera da cima a fondo con la morte di Gesù. Il battesimo mostra anticipatamente quello che si compie alla Pasqua. Il velo del tempio (per l’esattezza, del Santo dei santi) che si squarcia, significa che ciò che è riposto nel seno del Padre, il suo Verbo, germoglia dall’interno della terra ove è stato riposto con la morte-risurrezione, aprendo, per l’umanità intera, l’accesso al Santo dei santi: la vita intima del Padre.

Epifania del Signore

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Natale – Epifania del Signore – (6 gennaio 2026)

Il progetto eterno di Dio per l’umanità è unico per tutti, per sempre. Si realizza la visione profetica di Isaia: “Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria” (Is 66,18). Gloria, che proprio l’umanità di quel bambino, adorato dai magi, manifesterà nel suo splendore più bello. L’antifona di ingresso della messa si richiama al libro del profeta Malachia, l’ultimo libro dell’Antico Testamento nella versione greca che i cristiani hanno fatto propria: “È venuto il Signore nostro re: nelle sue mani è il regno, la potenza e la gloria”. La cosa straordinaria è che un bambino venga proclamato ‘sovrano, potente e glorioso’! La proclamazione comporta qualcosa di radicalmente nuovo per gli occhi umani o, se vogliamo, comporta la visione di una realtà con occhi radicalmente nuovi.