Feb 13, 2026 | Tempo Ordinario 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – VI Domenica – (15 febbraio 2026)
Le parole del Signore, i suoi comandamenti, non sono semplici ingiunzioni o precetti alla cui osservanza è promessa la nostra beatitudine futura. Sono assai di più, sono rivelazione di Lui, modalità di partecipazione alla stessa vita divina, spazi di comunione con lui e con i fratelli, luoghi di intimità. Gesù allude sempre nel suo annuncio del Regno a una eccedenza, a una sovrabbondanza rispetto alla giustizia che cerchiamo con le nostre opere. In effetti, il senso della nostra vita si gioca non nel fare il bene, ma nel farlo per entrare nel segreto di Dio. È un’intimità, che fa vivere la vita dentro un’obbedienza e un’alleanza che sperimentiamo a nostro favore; un’intimità capace di riempire il cuore, di rendere la vita degna di essere vissuta.
Feb 6, 2026 | Tempo Ordinario 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – V Domenica – (8 febbraio 2026)
Isaia elenca le cinque condizioni, tre negative e due positive, per diventare luce. Occorre prima togliere l’oppressione, il puntare il dito, il parlare empio. Nella versione della LXX si specifica: togliere il laccio, lo stendere la mano, la parola di lamentela. Per dirla con le mie parole: va eliminato ogni tipo di inganno, accusa e parola malevola contro il prossimo. Le due condizioni positive sono: aprire il cuore all’affamato, saziare l’afflitto di cuore. Con la sfumatura della versione greca: dare a chi ha fame il pane di cuore, saziare una persona umiliata. Vale a dire: non basta sfamare il corpo, occorre saziare anche l’anima del prossimo quando è afflitto. E fare questo con tutto il cuore. È allora che sorge la luce, espressione della sensazione di Dio, sempre con noi, quando il cuore non si perde in altro, ritrovandosi saziato nei suoi desideri.
Gen 30, 2026 | Tempo Ordinario 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – IV Domenica – (1° febbraio 2026)
L’annuncio luminoso del profeta Sofonia: “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero” (Sof 3,12), che la versione della LXX rende: ‘popolo mite e umile’, rimanda alla dichiarazione di Gesù quando invita a venire a lui: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,29). È esattamente in riferimento a lui, che realizza la promessa di Dio per l’umanità, che vanno comprese le sue beatitudini. Tutta la serie delle otto beatitudini non sono che la condivisione di quella mitezza e umiltà del cuore di Gesù. E se ci appaiono paradossali è perché l’uomo fa fatica a entrare nella conoscenza di Dio. Lo spiega bene san Paolo nella sua prima lettera ai Corinti: “Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,25). Ma è proprio per quella stoltezza e debolezza che “Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione” (1Cor 1,30).
Gen 23, 2026 | Tempo Ordinario 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – III Domenica – (25 gennaio 2026)
Quella luce che splende non è frutto di conquista umana, ma dono e rivelazione del Dio vivente, che la liturgia sottolinea con due salmi, quello di ingresso e il salmo responsoriale: “Cantate al Signore un canto nuovo … annunciate di giorno in giorno la sua salvezza … dite tra le genti: il Signore regna! … gioiscano i cieli, esulti la terra davanti al Signore che viene …” (Sal 95); “Il Signore è mia luce e mia salvezza” (Sal 26). La luce esprime la salvezza accolta da chi, trovandosi in uno spazio di ombra di morte con tenebre all’intorno e gli occhi impediti di vedere, finalmente esce alla luce, è guarito negli occhi, incontra Colui che il vangelo definisce “in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”. Ora quella luce si è fatta vedere e Gesù ne esprime tutta la potenza di salvezza nella sua umanità.
Gen 16, 2026 | Tempo Ordinario 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – II Domenica – (18 gennaio 2026)
Un particolare della testimonianza del Battista è assolutamente prezioso, se letto nell’ottica pasquale. Quando il Battista vede venire verso di lui Gesù all’indomani del suo battesimo esclama: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Gesù toglie nel senso che prende su di sé il peccato del mondo, ma non lo toglie dal mondo. Il mondo sarà sempre lì a testimoniare la sua contrarietà al volere di Dio, all’agire di Dio, nella storia e nel cuore degli uomini. Ma chi aderirà a Gesù, chi lo seguirà, chi si farà guidare dallo Spirito di cui lui è ripieno, non subirà danno dal male che imperversa in questo mondo. Come è stato per lui. Proprio quando il male si è come concentrato su di lui per distoglierlo dal suo segreto, proprio allora lui l’ha vinto con la sua assoluta fedeltà all’amore per noi, nella più totale intimità con il Padre suo che ama noi suoi figli. Di sé Gesù dirà: io ho vinto il mondo! Così anche i suoi discepoli, ma nella stessa via, negli stessi modi. Come leggevo ieri in una testimonianza di una donna lacerata dal dolore per le vessazioni e le ingiustizie subite: il male si vince davvero solo con il bene.