Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Tempo Ordinario
XXIII Domenica
(6 settembre 2026)
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Ez 33,1.7-9; Sal 94 (95); Rm 13,8-10; Mt 18,15-20
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Se l’annuncio gioioso, significativo per il mondo non è che questo: Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio, testimone dell’amore che ridà dignità e fa vivere il cuore dell’uomo, allora in gioco è l’esperienza della fraternità come conseguenza della fede in Gesù. Tutta la liturgia di oggi ruota sul mistero della riconciliazione, ottenutaci da Gesù e vissuta nella trama della storia umana come il mistero della trasparenza della conoscenza di Dio. È interessante osservare la struttura del cap. 18 di Matteo che inizia sulla domanda su chi sia più grande nel regno dei cieli e finisca per invitare a farsi piccoli per non venir meno al mistero della fraternità.
Lo ricorda Paolo con l’indicare l’opera del discepolo di Gesù in termini di fraternità goduta nel Signore. Dice che ci è affidata la parola della riconciliazione. Non verbo da dire, ma potenza da vivere; parola come forza d’attrazione, come rivelazione del segreto di quel ‘far grazia di sé’ di Dio a noi è quindi di noi a tutti. È il mistero della carità condiviso. Paolo lo vive come l’unico debito di cui i fratelli portano credito sempre nei nostri confronti. Assolto ogni altro dovere di lealtà, di onestà, di onore, verso tutti, nella società e nella chiesa, per i discepoli di Gesù rimane insolvibile sempre questo: la carità. Ma questo debito è percepito tale se la carità riguarda la condivisione del segreto di Dio che vuole gli uomini suoi figli alla tavola della vita. Se Paolo dice: “pienezza della Legge infatti è la carità”, non allude alla punta di una virtù umana, costituita dall’osservanza della legge, ma all’ispirazione divina, alla potenza divina che opera in noi nell’obbedienza alla legge, allargando i confini della nostra umanità sulla misura divina che in Gesù diventa accessibile. Paolo dice appunto: ‘chi ama l’altro’, dove altro sta per straniero e non semplicemente ‘chi ama il prossimo’ entro l’appartenenza ad uno stesso popolo.
La ragione di fondo per cui Gesù invita i discepoli al perdono vicendevole è data dalla firma alla parabola della pecorella smarrita e cercata: “Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda” (Mt 18,14). Su quella volontà è fissata la parola di Gesù. Due sono i particolari che danno spessore speciale alla sua parola. Il discorso è pronunciato nel cammino verso Gerusalemme dove subirà la passione. E l’immagine di riferimento è appunto la parabola della pecora perduta rispetto alle 99 che sono al sicuro. Il contesto quindi è di natura pasquale. Nel perdono vicendevole cosa effettivamente è in gioco? L’imitazione di Dio. In altri termini, nel perdono vicendevole si gioca la verità della fede in Dio, della fede in Gesù. Non per nulla, l’invito al perdono si chiude con l’invito alla preghiera. La preghiera che ottiene soddisfazione è la preghiera che nasce dalla disponibilità al perdono reciproco. “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo”si riferisce al fatto di vivere perfettamente riconciliati. Il che significa che la preghiera sgorga dalla condivisione dei sentimenti di Dio che vuole i suoi figli alla mensa del suo amore. E la richiesta che il Padre esaudirà sarà quella che esalterà quell’amore comunque. L’essere, lo stare in mezzo a noi del Signore Gesù, è descritto come una presenza che attrae, muove, induce, lavora per la riconciliazione, che è la dimensione storica dell’amore di Dio in questo mondo. In questo mondo la riconciliazione è il movimento segreto che manifesta la presenza di Dio, mentre in paradiso la riconciliazione è il puro godimento dell’amore di Dio condiviso. La parabola permette di cogliere la natura dell’amore di Dio, che è essenzialmente misericordioso, compassionevole. Proprio tale caratteristica risalta nel movimento di un cuore che perdona, che fa grazia di sé a tutti, proprio perché ha sperimentato tutta la gratuità e tenerezza dell’amore perdonante di Dio. Quando Gesù insegna la preghiera del Padre nostro, l’unica invocazione che riprende, sottolineandola come l’unica ‘responsabilità’ dell’uomo nei confronti dell’amore di Dio, è quella sul perdono vicendevole. E quando riassume il suo insegnamento ai discepoli non fa che sintetizzarlo nell’amore vicendevole, ottenuto con la disponibilità effettiva del cuore al perdono. Ma questo è possibile solo nell’esperienza goduta dell’amore del Signore che non si stanca di noi, che non preferisce se stesso a noi, perché la sua gloria è quella di un amore compassionevole. Per questo il perdono non può che procedere dalla fede in Gesù, fede che si traduce nella condivisione dei suoi sentimenti. E avrà la conseguenza di non trattenere mai il male di nessuno se si vuol godere dell’amore di Dio: “tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo”.
In questo risuona potente l’invito di Dio ai suoi figli del salmo 94 (95): “Oh, se oggi ascoltaste la sua voce”, reso dal Targum: “Oh, se oggi obbediste alla sua parola!”. Avverrebbe quello che il salmo 81 esprime come la volontà di bene di Dio per noi: “Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari volgerei la mia mano”. Vale a dire, non saremmo più impediti a vivere il mistero della fraternità perché colmi della conoscenza di Dio che ci attrae alla comunione con lui.
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.
Dal libro del profeta Ezechièle
Ez 33,1.7-9
Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 94 (95)
R. Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.
Seconda Lettura
Pienezza della Legge è la carità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 13,8-10
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cf. 2Cor 5,19)
Alleluia.
Vangelo
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Parola del Signore.