Mag 15, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – Ascensione del Signore – (17 maggio 2026)
L’ascensione riporta l’umanità nella gloria di Dio. Se guardiamo la scena da spettatori, vediamo Gesù in alto e noi in attesa di partecipare un giorno alla sua gloria. Se stiamo dentro la scena, allora intuiamo che il cielo è il cuore dove Dio è adorato in tutta la sua gloria e la sua gloria è l’amore per gli uomini che in Gesù, morto e risorto, risplende e che il suo Spirito ci partecipa perché possiamo conoscere e far conoscere a tutti e a tutto il mondo il Padre nel suo immenso amore. Come proclama la finale del vangelo di Matteo: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (28,18). Così, vedere Gesù asceso al cielo significa vedere compiersi l’umanità nella gloria di un amore, quello di Gesù che viene a noi e agisce dal di dentro dei nostri cuori, riempiendo ogni spazio perché il mondo sappia che è amato da Dio.
Mag 8, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – VI Domenica di Pasqua – (10 maggio 2026)
Gesù ha ben presente la situazione di persecuzione nel mondo per i suoi discepoli che vorranno testimoniare la fede in lui. Dovranno vivere quel che Gesù appena dopo dirà: “rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4) nel contesto di una lotta perché l’amore di Dio prevalga e redima il mondo. Come è stato per il Maestro, così per i discepoli. Tanto che la traduzione italiana della lettera di Pietro ‘adorate il Signore nei vostri cuori’ non rende la drammaticità di quello che quell’adorazione comporta. Il termine greco è ‘santificate il Signore’, alludendo al profeta Isaia quando dice: “Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non abbiate paura. Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo. Egli sia l’oggetto del vostro timore, della vostra paura” (Is 8,12-13). Il contesto è quello della persecuzione, quando il principe di questo mondo si scatena e il profeta invita a restare fermi nella fede in Dio: solo lui è il Santo, nessun altro va temuto. Proprio come un vecchio detto chassidico spiega: “Rabbi Michal diceva: “Questa è la nostra vergogna, che noi temiamo qualcun altro fuori di Dio”.
Mag 2, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – V Domenica di Pasqua – (3 maggio 2026)
Gesù parla di un dove: “… vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”. A cosa allude quel dove? Pietro protesta: “Signore dove vai? … Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la vita per te!” (Gv 13,36-37). Rispondendogli, Gesù non gli preannuncia semplicemente il tradimento, ma dice anche altro. Gesù non può accettare che Pietro dia la vita per lui. Sarà Gesù a dare la vita perché l’amore del Padre per gli uomini sia noto a tutti gli uomini. Quando segue Gesù, il discepolo non è invitato a sacrificare la sua vita a Dio, ma viene trasformato in dono di Dio sempre più pieno all’umanità, come Gesù. L’uomo finisce di percorrere il suo cammino quando giunge a essere dono totale di Dio ai suoi fratelli. Gesù non chiede la vita del discepolo per lui, ma chiede che il discepolo, in lui, dia la sua vita a tutti perché l’amore di Dio splenda nel cuore di tutti e si faccia una sola famiglia.
Apr 24, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – IV Domenica di Pasqua – (26 aprile 2026)
In che senso Gesù è la porta delle pecore? Forse c’è l’allusione alla ‘porta delle pecore’ che introduceva nell’atrio del tempio di Gerusalemme. Come a dire: io sono il nuovo tempio, il luogo dove poter adorare Dio in spirito e verità. Il lettore del vangelo è anche riportato all’episodio del battesimo al Giordano, qui richiamato in tutta la sua valenza rivelativa: si aprono i cieli, discende lo Spirito, si ode la voce del Padre che lo dichiara luogo della sua compiacenza. Gesù è porta tanto da parte di Dio (“Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”, Gv 1,18) quanto da parte dell’uomo (“in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”, Col 2,3). Lui solo costituisce la chiave di senso che manca all’agire dell’uomo. Per questo Gesù dice di sé che è venuto a dare la vita in abbondanza, quella vita che costituisce il supremo desiderio dell’uomo. Non semplicemente la vita, ma la vita in abbondanza, ad indicare quella certa qualità di vita che sola colma i desideri dei cuori, come è stato proclamato all’inizio del vangelo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4).
Apr 17, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – III Domenica di Pasqua – (19 aprile 2026)
Quando le donne si recano al sepolcro il mattino di Pasqua e non trovano il corpo di Gesù, di loro leggiamo: “mentre si domandavano che senso avesse tutto questo …”. In greco il loro stato d’animo è espresso con un verbo solo, che può essere reso con ‘mentre si trovavano senza via di uscita’. È esattamente il medesimo stato d’animo che alberga nei due discepoli di Emmaus, quando di loro stessi dicono al pellegrino che si è accompagnato a loro lungo il cammino: “speravamo” (“noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele”). Vale a dire: sono venute meno le nostre speranze, siamo interiormente senza via di uscita. Il loro camminare non è per andare a cercare da qualche parte, ma è un tornare indietro, un tornare a casa, tutto come prima! Anzi, peggio, perché almeno prima si aveva speranza di qualcosa, ora si è persa anche quella! E l’evangelista li descrive: ‘col volto triste’.
La vita è spesso una sequenza di delusioni, anche se il cuore non dimentica ciò che lo aveva acceso. Non è scontato e non sembra facile ritornare ad ardere, ma diventa sempre possibile quando non acconsentiamo a chiuderci su noi stessi, tenendo aperta la nostra storia.
Apr 10, 2026 | Tempo Pasqua 2025-2026
Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Pasqua – II Domenica di Pasqua – (12 aprile 2026)
Se la risurrezione di Gesù inaugura il giorno fatto dal Signore, si comprende come essa non potesse appartenere all’orizzonte mentale dei discepoli. I racconti di risurrezione lo provano. Ma allora qual è il significato di quei racconti? In Giovanni, a differenza dei sinottici, i racconti delle apparizioni del Risorto non hanno un valore apologetico; non mirano semplicemente a comprovare la realtà del corpo risorto di Gesù. La risurrezione di Gesù non è il miracolo che può convincere della sua divinità. La fede degli apostoli come quella dei discepoli che li seguiranno, quindi anche la nostra, riposa sempre sulla parola trasmessa con la forza dello Spirito Santo e non sui segni visibili della Presenza. Non esiste evidenza costringente del mistero di Dio e del suo amore per gli uomini.
Il mondo non può vedere, il discepolo sì. Ciò significa che in gioco non è un vedere semplicemente con gli occhi, ma un vedere nella fede, un vedere nella luce della compiacenza di Dio per noi.