Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Tempo di Pasqua
VI Domenica di Pasqua
(10 maggio 2026)
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At 8,5-8.14-17; Sal 65 (66); 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21
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Il brano di vangelo di oggi è denso di misteri che la liturgia legge in riferimento alla prossima ascensione di Gesù e all’invio dello Spirito Santo. Il capitolo 14 di Giovanni è intessuto su corrispondenze precise, che bisogna imparare a cogliere nella dinamica di vita che comportano.
La prima cosa da cogliere, nelle parole di Gesù che promettono l’invio dello Spirito Santo, è il fatto che i discepoli avranno bisogno del dono dello Spirito. Gesù ha ben presente la situazione di persecuzione nel mondo per i suoi discepoli che vorranno testimoniare la fede in lui. Dovranno vivere quel che Gesù appena dopo dirà: “rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4) nel contesto di una lotta perché l’amore di Dio prevalga e redima il mondo. Come è stato per il Maestro, così per i discepoli. Tanto che la traduzione italiana della lettera di Pietro ‘adorate il Signore nei vostri cuori’ non rende la drammaticità di quello che quell’adorazione comporta. Il termine greco è ‘santificate il Signore’, alludendo al profeta Isaia quando dice: “Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non abbiate paura. Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo. Egli sia l’oggetto del vostro timore, della vostra paura” (Is 8,12-13). Il contesto è quello della persecuzione, quando il principe di questo mondo si scatena e il profeta invita a restare fermi nella fede in Dio: solo lui è il Santo, nessun altro va temuto. Proprio come un vecchio detto chassidico spiega: “Rabbi Michal diceva: “Questa è la nostra vergogna, che noi temiamo qualcun altro fuori di Dio”.
Dice Gesù: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”. In Gesù il Padre compie le sue opere e nei discepoli Gesù compie le sue. Ma l’opera di Dio è il suo amore per gli uomini ed è questo che ci viene partecipato con l’osservanza dei comandamenti. Ed è per questo che la promessa di Gesù a chi pratica i suoi comandamenti suona: “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’ io lo amerò e mi manifesterò a lui”. È la promessa solenne di Gesù ai discepoli, il frutto segreto ricercato da chiunque voglia fare il bene, se non vuole ripararsi semplicemente dalle sue paure o esibirsi sotto qualsiasi forma: godere dell’intimità con Colui che il cuore ricerca, con Colui di cui professi la bontà e ne vuol sentire dentro il balsamo ristoratore. La promessa è modellata sulla realtà stessa goduta da Gesù. Come se dicesse: io ascolto ciò che dice il Padre e perciò compio i suoi comandamenti in forza dell’intimità di comunione con Lui. Così il mondo sa che amo il Padre e che il Padre è in me. L’uno svela la realtà dell’altro e l’amore ne custodisce la verità. Se anche voi, miei discepoli, ascoltate le mie parole e le compirete in forza dell’intimità di comunione con me, allora diventerete partecipi di quella stessa intimità di comunione con il Padre che io vivo e vedendo il mio volto potrete entrare in quei segreti di amore tenuti in serbo per voi fin dalla fondazione del mondo. I segreti di questo amore sono gli stessi segreti di verità e di vita che andate inseguendo nei vostri cuori, ancora opachi per ora, come il mondo che vi circonda, ma perché non avete ancora aperto le porte alla mia venuta.
L’espressione che mi pare più rivelativa di questo mistero è quella conclusiva del cap. 14: “viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco”. La frase che viene tradotta: ‘contro di me non può nulla’, in greco è resa più semplicemente: ‘in me non ha nulla’. Vale la stessa cosa per i comandamenti. La frase: ‘chi accoglie i miei comandamenti’ andrebbe resa con: ‘chi ha i miei comandamenti’. Parola e comandamento evocano la verità di un legame, di un’alleanza; evocano la volontà di bene di Dio per l’uomo tanto che l’uomo, se li accoglie, può ottenere la visione di quella verità piena d’amore, espressa nel volto di Cristo. Il comandamento non ha a che fare con un dovere morale; ha a che fare, piuttosto, con l’esperienza di un amore riconosciuto. Come a dire: chi ha in sé il comandamento di Dio, non offre presa alcuna al potere del demonio e quindi il demonio non può rapirgli quell’amore che lo abita. Come è per Gesù, così per i discepoli.
Per questo l’apostolo Giuda, non l’Iscariota, aveva domandato: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”. Tra mondo e Spirito c’è opposizione perché il primo vorrebbe piegare il secondo ai suoi scopi di potere e di gloria, perseguiti ai fini del dominio su tutto e su tutti, mentre per lo Spirito potere e gloria derivano solo dall’amore misericordioso per tutti, che in Gesù risplende come la rivelazione di Dio nel mondo. Se lo Spirito è chiamato lo Spirito della verità è perché la sua azione è tutta tesa a far gustare l’amore di Gesù e a inglobarci nell’amore che lui ha testimoniato al mondo da parte del Padre. Non per nulla l’osservanza dei comandamenti ha sempre a che fare con l’amore, non solo nel senso che si possono osservare se si ama Gesù, ma anche nel senso che i comandamenti sono le possibilità concrete per vivere l’amore di Gesù verso tutti e quindi gustare l’intimità col proprio Dio, che è amore per tutti. In effetti, man mano che accogliamo lo Spirito, il mondo in noi si ritira o, meglio, si fa Chiesa, cioè sempre più e sempre più estesamente tutto di noi asseconda l’opera di Gesù, che è quella di mostrare quanto è grande l’amore del Padre per noi e quella di riunire alla stessa mensa i figli dispersi, facendoci luogo di trasparenza dell’amore di Dio per tutti, in Cristo.
La percezione di questa verità è però drammatica nel senso che risplende nel contesto del ‘processo’ del mondo a Gesù e ai suoi discepoli. La giustizia si rivela se non acconsente all’ingiustizia; l’amore si rivela se non si fa disperdere dall’odio o dall’invidia. Gesù diventa ‘il re della gloria’ dall’alto della croce. Quando Pietro, nella sua prima lettera, parla di coloro che domandano ragione ai cristiani della speranza che è in loro, allude proprio a questo ‘processo’ del mondo contro i seguaci di Gesù. Non allude alle possibili discussioni sulla fede, ma alle sofferenze che il seguace di Gesù patisce per testimoniare l’amore di Dio agli uomini, non cedendo all’ingiustizia e non venendo meno alle ragioni di questo amore. La testimonianza ha valore se viene praticata con dolcezza e rispetto, nella coscienza cioè di non abbandonare quella benevolenza di amore che Dio ha testimoniato in Gesù per gli uomini. La forza di quella testimonianza deriva dall’azione dello Spirito nel cuore dei discepoli, che li rende insieme ‘concordi, partecipi degli stessi sentimenti, fraternamente affettuosi, misericordiosi, con un sentire umile e sempre benedicenti’. È lo spazio della chiesa che diventa credibile, rispetto alla testimonianza che porta, se fa trasparire la ‘benedizione’ di Dio sull’umanità, che è Gesù, vivo e operante nel cuore dei discepoli.
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Dagli Atti degli Apostoli
At 8,5-8.14-17
In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.
Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 65 (66)
R. Acclamate Dio, voi tutti della terra.
Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!. R.
A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini. R.
Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno. R.
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. R.
Seconda Lettura
Messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 3,15-18
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. (Gv 14,23)
Alleluia.
Vangelo
Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Parola del Signore.