Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Tempo Ordinario
XI Domenica
(14 giugno 2026)
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Es 19,2-6a; Sal 99 (100); Rm 5,6-11; Mt 9,36-10,8
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Gesù “vedendo le folle, ne sentì compassione”. Dalla sua compassione per noi prendono senso e valore tutti i suoi gesti e le sue parole. È estremamente importante per il nostro cuore riuscire a percepire almeno gli echi della sua compassione. Già nell’Antico Testamento il Signore si era espresso allo stesso modo: “Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa” (Es 3,7-8). E Origene in una sua omelia su Ezechiele (VI,6) sottolinea arditamente: “Egli è disceso sulla terra mosso a pietà del genere umano, ha sofferto i nostri dolori prima ancora di patire la croce e degnarsi di assumere la nostra carne; se egli non avesse patito, non sarebbe venuto a trovarsi nella condizione della nostra vita di uomini. Prima ha patito, poi è disceso e si è mostrato. Qual è questa passione che per noi ha sofferto? È la passione dell’amore”.
E se Gesù prova compassione è perché sa che può dire: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,28-30). E ancora perché sa che, se il cuore dell’uomo cerca ristoro e non lo trova, è perché si illude di cercarlo fuori di Lui. Così, quando Gesù, mosso dalla sua compassione, invita i discepoli a pregare perché il Padre mandi operai nella sua messe, fa pregare non tanto perché mandi tanti operai, ma perché ne mandi di quelli che si muoveranno spinti dalla stessa sua compassione. Compassione, nella quale si riconosce l’amore del Padre. E gli operai che lavorassero in questa messe immensa senza essere il riflesso di questo amore e di questa compassione, non favorirebbero il ristoro del cuore degli uomini. Ma come diventare il riflesso dell’amore e della compassione di Dio per gli uomini senza la preghiera? Per questo Gesù fa pregare.
“Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità” recita il v. 35, che precede l’inizio del nostro brano. Quando chiama i discepoli, li fornisce delle stesse sue prerogative: ‘diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità’. Nessuno può proclamare la verità della vita a titolo proprio, come nessuno può procurare ristoro al cuore degli uomini a titolo proprio. La verità e il ristoro che essa procura procedono dall’alto esprimono la compassione di Dio che raggiunge il cuore degli uomini, in Cristo. E se il discepolo non lascia intravedere chiaramente tale rimando, non è un ‘chiamato’, un ‘inviato’, lavora per la sua gloria e non potrà sanare nessuno.
Tanto che Gesù, nel suo inviare i discepoli, di ieri come di oggi, comanda addirittura i miracoli: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, cacciate i demoni” (Mt 10,8). Quale uomo di buon senso può sottoscrivere seriamente queste ingiunzioni? I discepoli si presentano nello stesso movimento di compassione di Gesù. Lui ha operato in quel modo, i discepoli non possono che rifarsi al suo esempio nell’annunciare il vangelo. In pratica, la compassione otterrà la guarigione dei cuori dall’invidia dei demoni. Sono i demoni, per la volontà di far condividere agli uomini la loro scelta di separazione da Dio, di grandezza ricercata sulla piccolezza degli altri, di gloria ottenuta sulla vergogna altrui, che turbano la vita, l’ammorbano, la opprimono e la mortificano. Cacciare i demoni significa tornare a far risplendere l’umanità nella sua vocazione di dignità e di comunione con Dio, con il creato, con i fratelli; significa ridare speranza ai cuori che incominciano a vedere splendere in mezzo a loro la presenza del loro Dio, Salvatore; significa tornare a far giungere ai cuori la compassione di Dio. È questo il potere del vangelo. Al di là del dono particolare, fatto a qualche discepolo, qualche volta, di fare miracoli, credo che il valore di queste ‘guarigioni’ che Gesù promette nell’annuncio del vangelo del regno stia tutto nel senso di procurare quel ‘ristoro’ che rende un cuore grato, solidale e ricco in umanità, puro da vedere Dio e da desiderare il bene di tutti perché Dio sia conosciuto ed il suo amore riconosciuto.
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.
Dal libro dell’Èsodo
Es 19,2-6a
In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 99 (100)
R. Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R.
Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.
Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. R.
Seconda Lettura
Se siamo stati riconciliati per mezzo della morte del Figlio, molto più saremo salvati mediante la sua vita.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,6-11
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino:
convertitevi e credete nel Vangelo. (Mc 1,15)
Alleluia.
Vangelo
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,36 – 10,8
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Parola del Signore.