Nov 21, 2025 | Solennità e feste 2024-2025, Tempo Ordinario 2024-2025
Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXXIV Domenica – Cristo Re – (23 novembre 2025)
L’immagine di Cristo re a partire dalla croce non può che essere un’immagine di rivelazione. L’uomo non avrebbe mai potuto escogitare un’immagine del genere! E questo testimonia quanto i pensieri degli uomini siano distanti da quelli di Dio. A ben guardare, molti particolari del racconto della crocifissione richiamano il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto all’inizio del suo ministero messianico. Quella che allora veniva letta come tensione drammatica, qui diventa concretezza drammatica. Se là emergeva la verità del cuore di Gesù rispetto alle insinuazioni del diavolo, qui viene proclamata la verità della sua vita rispetto all’amore del Padre per i suoi figli. Le parole del diavolo sono rivelate in tutta la loro portata nel momento cruciale della vita di Gesù allorché, appeso in croce, si sente apostrofare: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: ‘Sono Figlio di Dio’!”
Nov 14, 2025 | Tempo Ordinario 2024-2025
Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXXIII Domenica – (16 novembre 2025)
La liturgia di oggi annuncia cose tremende ma invitando a una fiducia incrollabile. Si parla di attesa della fine e contemporaneamente dello splendore dell’amore di Dio che in Gesù si manifesta. Così il brano del profeta Malachia, l’ultimo libro dell’Antico Testamento nel canone cristiano, introduce direttamente al giorno del Signore che presto sorgerà. Sarà terribile, ma non per i terrori che invaderanno i cuori, ma per la straordinarietà degli eventi che lo caratterizzeranno: sarà vinta la morte con la morte del Figlio dell’uomo, lui, che è il sole di giustizia dai raggi benefici. Il salmo responsoriale parla di un cantico nuovo per la manifestazione del regno eterno di Dio. Un fine commentatore ebraico, Rashi di Troyes, annota come il cantico nuovo rimanda al futuro, ma è nell’oggi della nostra storia che siamo chiamati a cantare l’amore del Signore, riconoscendo nelle lotte e nelle fatiche della vita i segni del suo regno che viene. Quello che chiediamo costantemente con la preghiera del Padre nostro: “Venga il tuo regno”.
Ott 24, 2025 | Tempo Ordinario 2024-2025
Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXX Domenica – (26 ottobre 2025)
Se la parabola di domenica scorsa verteva sulla necessità di pregare sempre senza stancarsi mai, quella di oggi, invece, svela la condizione e il frutto della preghiera. Luca introduce la parabola con queste parole: “Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri” (Lc 18,9). Di per sé il testo dice più semplicemente: ‘per alcuni che erano persuasi, che erano convinti di essere giusti’, tanto che il latino rende con ‘qui in se confidebant tanquam iusti’. Ciò significa che chi prega con questi sentimenti non ha coscienza di essere presuntuoso; sarà il giudizio della parabola a svelarne l’intima presunzione in modo da far venire alla luce il peccato nascosto, quello che rende la preghiera irricevibile da parte di Dio. Non solo, ma la parabola metterà in evidenza la stretta connessione che esiste tra il percepirsi giusti e il fatto di disprezzare gli altri. Anche questo collegamento non è evidente per la coscienza dell’orante, ma la parabola ne mostrerà l’esito perverso.
Ott 17, 2025 | Tempo Ordinario 2024-2025
Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXIX Domenica – (19 ottobre 2025)
L’invito a pregare senza interruzione, che Luca esprime con gli stessi termini che usa san Paolo nelle sue lettere (si veda in particolare il passo di 1Ts 5,17), mira a sostenere lo sguardo dell’uomo oltre la cronaca, oltre il visibile, oltre le apparenze, per cogliere il mistero dell’amore di Dio, mai scontato per il cuore dell’uomo. Al ‘sempre’ dell’invito alla preghiera è per forza di cose abbinato il timore dello scoraggiamento, che si esprime con la domanda/lamentela/grido: ma perché Dio non interviene, non si fa sentire?
Ott 11, 2025 | Tempo Ordinario 2024-2025
Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXVIII Domenica – (12 ottobre 2025)
In dieci chiedono di essere guariti. Tutti sono sinceri e tutti hanno fiducia in Gesù perché credono alla sua parola e si muovono per andare a presentarsi ai sacerdoti. Lungo il cammino si ritrovano guariti. La loro fiducia è stata premiata. Nove proseguono, uno solo torna indietro per ringraziare Gesù. È qui che il racconto rivela la sua vera portata. I nove che proseguono non si accorgono di quel che è avvenuto in verità. Non hanno sentito in loro la parola del profeta: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,19) o, per dirla con il v. 2 del salmo 97, non hanno compreso che “Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza”.
Dio non lesina i suoi doni, anche se gli uomini spesso interpretano questi doni come atti dovuti. Se Dio è Dio, perché non mi può dare questo o quest’altro? Quante accuse a Dio di fronte agli eventi della nostra vita! Ma simile atteggiamento si perde nel nulla, non produce nulla degno di menzione.
Ott 4, 2025 | Tempo Ordinario 2024-2025
Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXVII Domenica – (5 ottobre 2025)
L’antifona di ingresso riporta la preghiera angosciosa della regina Ester prima di giocarsi la vita per salvare il suo popolo: “Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere”. Da intendere: Dio ha promesso di salvare e nessuno impedirà la fedeltà di Dio a se stesso quando il cuore ha fiducia nella promessa del suo Dio.
Il profeta Abacuc lo ripete con la sua espressione lapidaria, ripresa più volte nelle lettere apostoliche (Rm 1,17; Gal 3,11; Eb 10,38): “Soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede” (Ab 2,4). La situazione del popolo di Israele, sotto la pressione dell’impero caldeo che, distrutta la potenza assira, si abbatte sul Medio Oriente, si era fatta drammatica. L’azione di Dio nella storia è messa in discussione. Il profeta allora invita ad avere fede.
È la fede di cui gli apostoli invocano l’aumento per loro stessi. Se la fede è il contrario della durezza di cuore, come proclama il salmo responsoriale, in quale contesto specifico l’uomo fa esperienza di durezza di cuore? Nelle relazioni fraterne, nella difficoltà a perdonare al proprio fratello.