Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Tempo Ordinario
XXII Domenica
(30 agosto 2026)
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Ger 20,7-9; Sal 62 (63); Rm 12,1-2; Mt 16,21-27
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Il canto di ingresso potremmo metterlo in bocca a Pietro dopo il severo rimprovero che gli fa Gesù: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mt 16,23). Il cuore di Pietro si è trovato diviso tra la confessione di fede di un momento prima e la resistenza, subito dopo, all’annuncio della passione da parte del Maestro. Si è trovato incapace di accoglierne il mistero. Possiamo intuire allora la supplica segreta del suo cuore con il versetto 11 dello stesso salmo di ingresso, il salmo 85 (86): “Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini, tieni unito il mio cuore, perché tema il tuo nome”, reso da Girolamo: “unicum fac cor meum” e dalla LXX: “gioisca il mio cuore”.
L’unificazione del cuore avviene secondo l’esortazione di Paolo ai Romani: “lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare … benedite chi vi perseguita … volgetevi a ciò che è umile … vinci il male con il bene”. Avviene secondo il desiderio prorompente che canta il salmo 62 (63): “Ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne”, che Origene mette in bocca a Cristo che parla al Padre. Teniamo conto che il verbo tradotto in italiano con ‘desiderare’, in ebraico è un hapax, vale a dire ricorre solo qui in tutta la Bibbia. Allude a un desiderio intenso, travolgente, fondato sull’intima convinzione che “il tuo amore vale più della vita” (v. 4). È l’esperienza del profeta Geremia: “Mi hai sedotto Signore, e io mi sono lasciato sedurre”. E se, davanti alla fatica di star fedeli alla parola del Signore vorrebbe lasciar perdere: “Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome”., tuttavia ne resta totalmente coinvolto: “Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”.
Cosa è successo a Pietro da passare in pochi minuti dall’entusiasmo della confessione di fede al rifiuto della rivelazione di Gesù? Nel rimproverare Gesù, Pietro aveva probabilmente temuto per sé. Se Gesù, confessato come il Messia, avesse dovuto patire e morire ignominiosamente, certamente sarebbe svanito il prestigio dell’essere ‘compagno’ del Messia. E allora che ne sarebbe stato di lui? Ora, se gli uomini pensano in prospettiva mondana, come potranno vedere i segreti di Dio? La rinuncia ad ogni prospettiva mondana corrisponde al fatto di seguire il Signore o, nel linguaggio dell’AT, al fatto di servirlo. La sottolineatura di senso risulta la seguente: imparare a custodire il cuore unito nella sua promessa e a godere della sua rivelazione.
Chi trama segretamente contro l’adesione alla promessa di Dio è il maligno, il quale invita subdolamente (sotto apparenza di bene) a fare i suggeritori di Dio. Ma il maligno, che né conosce né tanto meno accetterebbe gli scopi di Dio, suggerisce secondo i suoi scopi: non vuole la gloria dell’amore; lui conosce solo la gloria del prestigio. Ecco perché Gesù, rimproverando Pietro, lo esorta: non starmi davanti, non volermi fare da suggeritore, perché questa è la parte del maligno; tu stammi dietro, vienimi dietro.
Quando Gesù spiega ai discepoli il suo dover soffrire, non intende illustrare nessuna ragione misteriosa, ma più semplicemente e più direttamente intende implicarli nella rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo; intende collocarli nella verità di un’esperienza di amore che viene dall’alto. Da parte nostra, la resistenza ad accogliere la portata rivelativa di quel ‘è necessario’ indica tutta la distanza tra il sogno di un amore e la concretezza nel viverlo. Il rinnegamento di se stessi è la rinuncia ad avere qualcosa da difendere (da notare che il verbo è il medesimo che userà l’evangelista quando riferirà del tradimento di Pietro il quale ‘rinnega’ Gesù perché vuole difendere se stesso). La difesa porta sempre sulla vita che temiamo venga oppressa o mortificata; porta sempre a un io che si arrocca nei suoi confini per paura, a un io che non si fida della grandezza che gli è offerta da Dio. La conformazione al mondo riguarda la difesa di sé come principio supremo. La trasfigurazione secondo l’uomo nuovo riguarda la consegna di sé per godere del dono di Dio. In pratica succede che nel conformarci al mondo ci difendiamo da Dio ritenendo menzognera la grandezza che ci offre.
L’anelito del salmo lo esprime a meraviglia: ‘il tuo amore vale più della vita’. La tradizione parla di ‘aderire’ al Cristo. Con una bellissima espressione Basilio Magno così spiega: “restando incessantemente appesi al collo di lui come i bambini alla madre”. E la Regola di s. Benedetto prescrive: “nulla anteporre all’amore di Cristo”. A questo alludono le parole di Gesù sul rinnegamento, sul portare la croce. È quanto mai ‘realistica’ l’affermazione di Gesù: “Chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. La dinamica del perdere/trovare è essenziale alla vita. La vita che si vuole difendere risulta vuota, fasulla, mentre la vita vera, quella desiderabile e che la fa desiderabile, è soltanto quella ‘donata’, cioè trovata. Dire ‘trovata’ significa alludere a quella gioia della scoperta che rende capaci di lasciare se stessi per avere la vita in se stessi.
Nella reazione di Pietro troviamo la nostra stessa contraddizione. Per esprimerla con le parole della liturgia di oggi: è vero che nel profondo del cuore diciamo “tu sei il mio Dio, ha sete di te l’anima mia”, ma poi, nel concreto delle situazioni, finiamo sempre per riscegliere noi stessi misconoscendo il Signore e la sua promessa. A differenza del profeta Geremia che non poteva contenere il fuoco che gli ardeva dentro, noi fin troppo bene riusciamo a contenerlo, lo mortifichiamo, finiamo perfino per spegnerlo. Ed è per questo che non riusciamo a liberarci dal bisogno di difenderci, impedendoci però di godere la vita e impedendolo anche agli altri. Non rimaniamo conquistati, non ci lasciamo conquistare, come invece è avvenuto per Geremia, per Pietro, per Paolo. In noi prevale troppo la diffidenza, la paura.
L’espressione finale del brano, che normalmente si traduce con “e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni”, nel testo di Matteo, che unisce la figura del giudice a quella del messia, acquista una valenza insospettata. È il giudizio sulla fede, non sulle opere. Letteralmente la frase andrebbe resa con “allora renderà a ciascuno secondo il suo modo di agire”, intendendo: il giudizio verterà sulla relazione con Gesù. In particolare, sullo star dietro e non davanti, sull’eseguire e non sul suggerire, sulla rinuncia a ogni prospettiva mondana pur di stare dalla parte di Gesù. In pratica, sull’aver rinnegato se stessi e aver portato la croce, sull’essere discepoli che non cercano la gloria del messia ma la compagnia del messia, comunque, nella capacità di discernere la volontà di bene di Dio, comunque.
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
La parola del Signore è diventata per me causa di vergogna.
Dal libro del profeta Geremìa
Ger 20,7-9
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
ognuno si beffa di me.
Quando parlo, devo gridare,
devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
Così la parola del Signore è diventata per me
causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!».
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 62 (63)
R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R.
Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R.
Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.
Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene. R.
Seconda Lettura
Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 12,1-2
Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. (Cf. Ef 1,17-18)
Alleluia.
Vangelo
Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,21-27
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
Parola del Signore.