WORD – PDF

Nono ciclo

Anno liturgico A (2025-2026)

Tempo Ordinario

XXX Domenica

(25 ottobre 2026)

___________________________________________________

Es 22,20-26;  Sal 17 (18);  1Ts 1,5c-10;  Mt 22,34-40

___________________________________________________

Con il brano evangelico di oggi si chiude il cerchio sugli avversari di Gesù. Hanno provato a insidiarlo gli erodiani con la questione del tributo, i sadducei con la questione della risurrezione, ora i farisei con la domanda sul comandamento grande. È l’ultima risposta di Gesù, che poi sigilla con l’affermazione messianica che lui è Signore anche di Davide. Nei capitoli successivi, 23-25, Gesù non si rivolgerà più ai suoi avversari; parlerà ai discepoli e dal cap. 26 inizierà il racconto della passione.

La novità della risposta di Gesù al dottore della legge sta nel fatto di raccordare i due passi della Torà, che nessuno prima di lui aveva mai osato fare. Il passo di Dt 6,4-5: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”, che è la professione quotidiana di fede del pio israelita e quello di Lv 19,18: “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”. Raccordando i due comandamenti come primo e secondo ma di pari importanza, Gesù ne estende la portata a tutti gli uomini, oltre l’appartenenza al popolo d’Israele. Non solo, ma esce dallo schema di riferimento usuale per le Scritture con il porre i Profeti sullo stesso piano della Legge, con l’allusione all’unità delle Scritture che in lui trova ormai la sua chiave di lettura. Se la proclamazione del vangelo è compresa a partire della finestra di luce del canto al vangelo (Gv 14,23: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui”), si può intuire tutta la profondità della risposta di Gesù.

La stessa prima lettura tratta dal libro dell’Esodo, che presenta il codice dell’alleanza, sembra presagirlo. La pratica del bene è accentuata rispetto alla cura dei deboli. La vedova, l’orfano e il forestiero sono le categorie di persone essenzialmente ‘deboli’ perché senza protezione. Tanto che il libro dei Proverbi presenterà l’impegno nei loro confronti come un atto di adorazione di Dio: “Chi opprime il povero offende il suo creatore” (Pr 14,31). Il salmo responsoriale, il salmo 17 (18) riassume questo impegno con il proclamare fin dall’inizio: “Ti amo, Signore, mia forza”. La straordinarietà di tale proclamazione risalta dal fatto che il verbo ebraico usato comporta la radice ‘raham’, che si riferisce alle viscere dell’amore materno. È l’unica volta in tutto l’AT che si parla dell’amore dell’uomo così, perché l’amore come espressione delle viscere di misericordia è riferito soltanto a Dio. Il v. 36 di questo salmo può essere tradotto: “la tua umiltà mi ha fatto crescere” intendendo che l’umiltà dell’accondiscendenza di Dio ci ha innalzati alla stessa umiltà di accondiscendenza verso il nostro prossimo.

Così, potremmo riassumere il senso dei due comandamenti, amare Dio e amare il prossimo, raccordati insieme, in questo modo: che il mondo possa scoprire l’amore del Padre e così vivere la dimensione della fraternità nella sua radicale luminosità. Il senso dell’amore al prossimo sta tutto nel fatto di far ‘sapere al mondo’ che l’amore del Padre è per lui. Per questo, se il primo comandamento esprime la radice di un’umanità che ha scoperto l’amore del Padre, il secondo ne segnala l’orizzonte di tensione, perché l’amore del Padre è per il mondo. Lo scopo della pratica dei comandamenti non è in funzione della mia perfezione, ma dello splendore dell’amore del Padre che a tutti è rivolto e di cui posso ammirare l’accondiscendenza per noi.

Credo che la migliore spiegazione delle parole di Gesù sia il commento di s. Francesco di Assisi al Padre Nostro: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno” (FF 270).

***

I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):

[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]

Prima Lettura

Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia collera si accenderà contro di voi.

Dal libro dell’Èsodo

Es 22,20-26

Così dice il Signore:

«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.

Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.

Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.

Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 17 (18)

R. Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,

Signore, mia roccia,

mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;

mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.

Invoco il Signore, degno di lode,

e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,

sia esaltato il Dio della mia salvezza.

Egli concede al suo re grandi vittorie,

si mostra fedele al suo consacrato.

Seconda Lettura

Vi siete convertiti dagli idoli, per servire Dio e attendere il suo Figlio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

1Ts 1,5c-10

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.

E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.

Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedònia e in Acàia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.

Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,

e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia.

Vangelo

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore.