Ottavo ciclo
Anno liturgico C (2024-2025)
Solennità e feste
Esaltazione della Santa Croce
(14 settembre 2025)
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Nm 21,4b-9; Sal 77 (78); Fil 2,6-11; Gv 3,13-17
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La chiesa onora oggi la croce, non il crocifisso. La liturgia bizantina titola questa festa: Universale esaltazione della croce preziosa e vivificante. Ci si rivolge alla croce con espressioni che a noi oggi suonano perfino retoriche, ma che rivelano la percezione del mistero insondabile dell’amore di Dio per noi. La si invoca: ‘gioisci, croce vivificante … croce di Cristo abbi pietà di noi … rendi degni anche noi del tuo riposo’. Si moltiplicano gli appellativi: ‘croce del Signore, guida dei ciechi, arma di pace, vanto dei credenti, divina gloria del Cristo che elargisce al mondo la grande misericordia’. La si canta illustrandone il senso: “La croce viene oggi innalzata, e il mondo è santificato; tu che siedi in trono col Padre e il santo Spirito, distese su di essa le mani, hai attirato il mondo intero, o Cristo, alla conoscenza di te concedi dunque la gloria divina a quelli che in te confidano”. E ancora: “La croce esaltata di colui che in essa è stato elevato, induce tutta la creazione a celebrare l’immacolata passione: poiché, ucciso con essa colui che ci aveva uccisi, egli ha ridato vita a noi che eravamo morti, ci ha dato bellezza e ci ha resi degni, nella sua compassione, per sua somma bontà, di prendere cittadinanza nei cieli: e noi lieti esaltiamo il suo nome e magnifichiamo la sua suprema condiscendenza”.
L’origine di questa festa va ricercata nell’antica adorazione della croce il Venerdì Santo, descritta dalla pellegrina Egeria che visitò i luoghi santi nel IV secolo. Suggestivo nella liturgia bizantina il rito dell’innalzamento della croce ai quattro punti cardinali con la solenne benedizione del mondo, accompagnata da 500 invocazioni: Kyrie eleison! Se Adamo è stato ingannato a partire da un albero, anche il demonio è stato adescato da un legno. Vale anche per il demonio la legge delle passioni umane: più la passione è esercitata senza freni, più ci si allontana dall’obiettivo che si voleva ottenere. Così il demonio si è trovato ingannato dalla sua stessa azione: la morte inflitta a Gesù si è trasformata in vita per tutti, in splendore di amore dove la morte non ha più alcun potere.
Quando il libro della Sapienza riprende l’episodio proclamato dalla prima lettura, l’innalzamento del serpente di bronzo da parte di Mosè, così lo interpreta: “Perché ricordassero le tue parole venivano feriti ed erano subito guariti, per timore che, caduti in un profondo oblio, fossero esclusi dai tuoi benefici. Non li guarì né un’erba né un unguento ma la tua parola, o Signore, che tutto risana” (Sap 16,11-12). La salvezza deriva dall’avere fiducia nella parola di Dio che aveva invitato a guardare il serpente innalzato per sfuggire la morte del morso velenoso dei serpenti. La potenza guaritrice della sua parola scaturisce dalla fiducia nella quale si accoglie.
È il tema del salmo responsoriale che declina la memoria Dei come memoria del suo agire nel tempo all’insegna della misericordia e della fedeltà, memoria che deve ispirare il nostro comportamento. È sulla croce che il Trafitto riceve il ‘nome al di sopra di ogni altro nome’. Lui più di tutti e di tutto esprime quello che Dio è per noi, vale a dire: Salvatore, Amore salvatore, totalmente e puramente Amore salvatore. La ragione la illustra Gesù nel colloquio con Nicodemo. A Nicodemo Gesù dice: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo … Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Domanda: si può salire al cielo senza scendere? L’immagine della croce viene riferita a Gesù per il suo essere innalzato, ma la realtà è quella del suo discendere. Forse, l’aspetto più maestoso della gloria di Gesù sta nel suo chinarsi, da schiavo, a lavare i piedi ai discepoli. Quel suo chinarsi allude al suo scendere, al perdere ogni parvenza di grandezza per assumere la vera grandezza dell’amore, che è il segreto di Dio e per se stesso e per noi uomini. Il discendere allude all’abbassarsi nel servizio di tutti perché tutti abbiano la vita e godano dello stesso segreto di Dio, il quale non accresce la sua grandezza (Egli è l’Altissimo) se non abbassandosi. Quel movimento è la legge della vita perché l’uomo è fatto a immagine di Dio. Occorre però partecipare al segreto: è l’amore che dà vita. La realtà, alla quale allude la nostalgia che ci abita e che Nicodemo indaga, solo Gesù la compie. Gesù prima gli dice che l’uomo non può vedere, poi che non può entrare e poi che tutto si apre credendo in lui. Quello che s. Paolo proclama in Gal 6,14, cantato nell’antifona di ingresso e dicendo che il mondo è crocifisso per lui e lui per il mondo. Intendendo: non c’è nulla nel mondo che può essere preferito all’amore di Gesù e nulla in se stessi che può trovare compimento senza Gesù.
Quando Gesù parla di innalzamento alludendo alla sua morte in croce, non fa che esprimere in termini umani ciò che costituisce l’intimità del movimento d’amore di tutta la Trinità. Nessuna delle tre Persone si possiede, ma si riceve eternamente. Lo spazio dell’amore e per l’amore è proprio quella dimensione di ‘spossesso’ che fa vivere dell’altro e per l’altro. Quello che il Figlio rivela vivere nell’amore per gli uomini, Dio lo vive in se stesso. Così, quando Paolo dice che Gesù “svuotò se stesso assumendo una condizione di servo … umiliò se stesso facendosi obbediente fino a una morte di croce” (Fil 2,7.8) alza il velo sul segreto della Trinità. Non per nulla il segno di croce è abbinato alla proclamazione delle tre Persone della Trinità.
A questo punto ha senso parlare della gloria della croce di Cristo, come ripete l’antifona di ingresso: “Di null’altro ci glorieremo se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore”. Il che significa che non potremo certo gloriarci della nostra giustizia, ma solo dell’esperienza dell’amore perdonante di Dio che tende a inglobare tutti, senza riserve. E quando l’anima accoglierà senza riserve l’intima logica di quella esperienza nella fede, allora scoprirà lo splendore di un’umanità sulla misura di Dio. Il segno, che quell’esperienza sta radicandosi nell’anima, lo si può intravedere dalla misura di amabilità che il movimento dell’abbassarsi ottiene sul nostro cuore. Allora si può scoprire la croce come colei che ci ha dato bellezza, come ripete la liturgia.
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono protetti dal © Libreria Editrice Vaticana e ne è vietata la riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo]
Prima Lettura
Chiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita.
Dal libro dei Numeri
Nm 21,4b-9
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo.
Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 77 (78)
R. Non dimenticate le opere del Signore!
Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R.
Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. R.
Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. R.
Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore. R.
Seconda Lettura
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 2,6-11
Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua croce hai redento il mondo.
Alleluia.
Vangelo
Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore.