Ottavo ciclo
Anno liturgico C (2024-2025)
Tempo Ordinario
XX Domenica
(17 agosto 2025)
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Ger 38,4-10; Sal 39 (40); Eb 12,1-4; Lc 12,49-53
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L’immagine di riferimento per la liturgia di oggi è la dichiarazione di Gesù in Lc 12,49: “Sono venuto a portare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”. La luce che si sprigiona da questa parola fa da perno a tutte le letture e permette di comprendere il brano evangelico sulla divisione che Gesù sarebbe venuto a portare e sui segni dei tempi che occorre saper decifrare.
Nei vangeli sono rari i momenti in cui Gesù mostra il suo vissuto interiore. Questa sua frase fa vedere cosa vive dentro di Lui. È consumato da un fuoco interiore, dal fuoco di quello Spirito di cui era stato mostrato ricolmo al momento del battesimo nel Giordano e in forza del quale si era avviato risoluto a compiere fino in fondo la missione di rivelatore e testimone supremo dell’amore del Padre agli uomini. Lui sa che quel fuoco lo porterà ad un altro battesimo, quello della sua passione e morte e risurrezione, battesimo che otterrà a tutti noi il dono del suo stesso Spirito e che condurrà anche noi ad essere consumati dallo stesso fuoco.
L’immagine del fuoco ricorre spesso nelle Scritture. In Dt 4,24 Dio è definito ‘fuoco divorante’ o, secondo un’altra traduzione, ‘fuoco divoratore’. La stessa definizione è ripresa dalla lettera agli Ebrei 12,29. Cosa significa?
Una prima spiegazione può essere data da queste parole di Gregorio Magno: “Dio è indicato come fuoco perché da Lui è erosa la ruggine dei peccati. Di questo fuoco la Verità dice: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e che altro voglio se non che divampi? La terra indica infatti il cuore dei mondani che accumulando in sé senza sosta pensieri malvagi finiscono calpestati dagli spiriti maligni. Il Signore però manda il fuoco sulla terra quando accende col soffio dello Spirito santo il cuore di chi vive secondo la carne. La terra arde quando il cuore di chi vive così, gelido nelle sue voluttà perverse, abbandona le bramosie del secolo presente e divampa nell’amore a Dio” (Omelie sui vangeli, XXX, 5). Gregorio riprende l’immagine del sentiero come terra calpestata della parabola del buon seminatore. Il cuore, che permette a ogni pensiero che passa di calpestarlo, diventa lo zimbello dello spirito maligno perché la terra calpestata non produce nulla. Il fuoco è come se soffiasse questa terra, la rende di nuovo capace di vita, di accogliere e far fiorire il seme della parola di Dio.
Ma c’è un’altra spiegazione che ci introduce più addentro nel mistero del fuoco che è il nostro Dio. Nel vangelo apocrifo di Tommaso si riporta una frase suggestiva che antichi Padri ed esegeti moderni pensano essere propria di Gesù: “Chi è vicino a me, è vicino al fuoco e chi è lontano da me, è lontano dal regno”. Origene la interpreta così. L’uomo che, dopo il battesimo, torna a peccare, per essere purificato, deve avvicinarsi a Gesù, il cui amore tormenta il cuore dell’uomo fino a sciogliere con l’ardore del suo fuoco tutto ciò che lo oppone a Lui e ai suoi fratelli. Ma se l’uomo, con il suo peccato, chiuso nella sua vergogna o, per meglio dire, nella sua presunzione, sta lontano da Gesù, allora per lui il Regno risulta inaccessibile e non troverà né libertà né vita.
Di quel fuoco parlano anche i due discepoli, in cammino verso Emmaus, che incontrando il Risorto dicono: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32). Ed il profeta Geremia, sedotto dall’incontro con il suo Signore, non dice forse: “Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger 20,9)? Anche di questo tipo è il fuoco del nostro Dio. E questo ci aiuta a comprendere più a fondo il fatto che del fuoco di Dio si dice che è ‘divorante’ o ‘divoratore’. Dio è geloso, non sopporta di essere preso soltanto in parte, di essere preso in ‘coabitazione’ con altri. Il fuoco di Dio è divoratore delle divisioni del nostro cuore, divisioni che causano dispersione, duplicità, menzogna, chiusure e quant’altro c’è di cattivo nel cuore a impedirgli di essere tutto unito e compatto, teso ad un unico desiderio, capace di essere solidale con il suo Dio e con i suoi fratelli, con ogni energia libera per essere impiegata a tale scopo. Il cuore si unifica col fuoco: questa è la verità. E soprattutto questa è la verità del nostro Dio. Lo sperimentiamo anche nella vita psicologica e affettiva: quanto più una passione è forte, più tende a compattare tutto il nostro cuore. Con questa differenza però: se il cuore si compatta per un desiderio passionale, non rappresentativo della totalità e profondità delle sue aspirazioni più vere, cadrà vittima di quel desiderio e si ritroverà disperso e vuoto.
La verità di Dio come fuoco comporta la conseguenza drammatica che Gesù così illustra: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione” (v. 51). Se il fuoco di Dio distrugge le divisioni nel nostro cuore, allora vuol dire che il cuore non deve più temere le altre divisioni, sebbene dolorose e non volute. Non è possibile tenere insieme tutto. E il cuore deve sentire che, per restare compatto in ciò che ha di più essenziale, non può disperdere tale compattezza in ciò che risulta meno essenziale. Non per nulla Gesù parla anche di essere venuto a portare la spada, simbolo appunto delle divisioni. Ma è la legge dell’amore, del fuoco che arde dentro. Solo l’esperienza ci farà capire fino in fondo che solo così viene salvaguardata la libertà e la gratuità dell’amore. Come a dire: la carità non equivale ad una buona intesa; è disposizione al martirio. Lo è stato per Gesù, lo sarà di noi. Ed è una legge di vita. Anzi, la divisione che sembrerà opporti agli altri non è che l’esplicitazione della disponibilità al sacrificio, per amore dei fratelli, ormai partecipi del mistero della carità divina, del fuoco divino. E anche ogni amore umano degno di questo nome resta attizzato da una scintilla di questo fuoco divino.
La stessa cosa vale per il riconoscimento dei segni dei tempi. Non si tratta tanto di discernere dove va la nostra storia, del resto imprevedibile, ma di scoprire la parte di storia sacra nella nostra storia personale. Discernere i segni dei tempi significa scoprire l’azione di Dio nella nostra storia. E se siamo lambiti da quel fuoco divino, come non discernere che ogni evento può essere vissuto come accesso al Regno, come sigillo di luminosità del Regno che Gesù ci ha fatto conoscere?
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono protetti dal © Libreria Editrice Vaticana e ne è vietata la riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo]
Prima Lettura
Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese (Ger 15,10).
Dal libro del profeta Geremìa
Ger 38,4-6.8-10
In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 39 (40)
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido. R.
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi. R.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore. R.
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare. R.
Seconda Lettura
Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.
Dalla lettera agli Ebrei
Eb 12,1-4
Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.
Vangelo
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
Dal vangelo secondo Luca
Lc 12,49-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Parola del Signore.