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Nono ciclo

Anno liturgico A (2025-2026)

Tempo di Quaresima

I Domenica di Quaresima

(22 febbraio 2026)

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Gn 2,7-9;3,1-7;  Sal 50 (51);  Rm 5,12-19;  Mt 4,1-11

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L’inizio della quaresima era stato annunciato con la proclamazione della bontà di tutte le cose: “Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato” (Sap 11,24). Perché allora l’invito alla penitenza? Perché allora le tentazioni? Nell’introdurre il cammino quaresimale con il racconto delle tentazioni di Gesù, la Chiesa rivela una intuizione profonda a proposito del cuore dell’uomo. L’urgenza della conversione non è collocata semplicemente nella lotta tra il bene e il male, ma sul fondale che rende tale lotta necessaria per la verità e la libertà.

L’esperienza, che la prova o la tentazione sia un evento normale della nuova vita in Cristo, non è un dato acquisito pacificamente dalla nostra coscienza interiore. Suona strano per noi che Gesù, subito dopo il battesimo, in cui si narra che su di lui discende lo Spirito in pienezza, venga spinto proprio dallo Spirito nel deserto per essere tentato. Noi percepiamo la tentazione proprio in ragione della mancanza di Spirito, della rarefazione dello Spirito. Le prime parole del tentatore riprendono le parole della voce al Giordano: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Gli sussurrerà: “Se tu sei figlio di Dio”, da intendere: poiché tu sei figlio di Dio, allora …

La vera lotta non è semplicemente tra il bene e il male, ma tra Dio e gli idoli, tra la verità e la seduzione. Non per nulla le collette parlano di vittoria sulle seduzioni del maligno per crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e nella capacità di testimoniarlo con una degna condotta di vita. Tutto il cammino quaresimale punta qui.

In rapporto a che cosa la nostra condotta di vita risulterà ‘degna’? Le tentazioni di Gesù ce lo rivelano. Le tre tentazioni corrispondono alle tre tentazioni del popolo di Israele nel deserto: la fame (manna), la sete (Massa e Meriba), il vitello d’oro. Il diavolo vorrebbe costringere Gesù a dimostrare che è il Figlio di Dio. Lui sa che è stato mandato a conquistare gli uomini e cerca di mostrargli che c’è una via più spiccia per averli dalla sua parte: basta strabiliarli con la potenza e la gloria. Ma la potenza e la gloria sono proprio le dimensioni che Gesù ha rifiutato, ha lasciato radicalmente nelle mani del Padre per assumere la forma di servo. L’inganno starebbe nel fatto di fargli fare qualcosa in nome di Dio senza condividere il segreto di Dio, senza il compiacimento di Dio.

Le tentazioni hanno appunto lo scopo di distoglierci dall’obiettivo vero per suggerirne uno fasullo. Le tre tentazioni sono precedute dall’annotazione che, dopo quaranta giorni di digiuno, Gesù ebbe fame. Non si tratta solo di una fame materiale ma del suo desiderio di realizzare il compito di cui è stato investito come Messia: manifestare l’amore di Dio, portare tutti a Dio. Il suo aver fame richiama il grido sulla croce: ho sete (Gv 19,28). Ha fame e sete degli uomini. È nel suo zelo per gli uomini che viene tentato.

Potremmo commentare le risposte di Gesù con altre sue affermazioni. In rapporto alla prima vale la dichiarazione: “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua [= di Dio] giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33). Ogni bisogno, nobile o ignobile che sia, che non attinga la sua verità da dentro quella misura suprema del regno di Dio e della misericordia salvatrice di Dio, risulterà distruttivo. Non esiste un idolo liberatore o salvatore.

Le parole del diavolo nella seconda tentazione sono rivelate in tutta la loro portata nel momento cruciale della vita di Gesù allorché, appeso in croce, si sente apostrofare: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!” (Mt 27, 42-43). Vi sono racchiuse in sintesi tutte e tre le tentazioni. Se Gesù non salva se stesso (non si sfama con un miracolo), non dimostra nulla (non si butta dal pinnacolo) e non viene liberato dalla morte (adora davvero Dio solo), vuol dire che non si lascia distogliere sotto alcuna forma dall’amore del Padre per noi che lo occupa totalmente.

La terza tentazione è la più infida. Possiamo accostarla all’ammonizione di Gesù: “E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?”. Le azioni che non procedono dall’adorazione di Dio sono vincolate alla gloria del mondo, il cui detentore è il maligno. Con azioni del genere non si svilupperà nel cuore né la gratitudine né la libertà. E l’uomo resterà irretito nell’illusione. Quel genere di illusione, che la terza tentazione adombra, deriva la sua pericolosità dal fatto che l’uomo si accorge dopo delle conseguenze nefaste. Qui l’uomo non ascolta una parola diretta, perché la parola del tentatore è segreta. Tu prima prendi la gloria del mondo, anche a fin di bene, e soltanto dopo ti accorgi che resti irretito nella sua influenza e ti sei allontanato dalla gloria di Dio.

In effetti, la cosa strana è che noi, pur rifiutando l’azione del male, non riusciamo a vincere la sua seduzione perché non rinunciamo alla visione ‘mondana’ sottostante, alla visione del maligno, vale a dire: immaginiamo che Dio debba servire ai nostri scopi o interessi. La vittoria di Gesù sul maligno dice altro, dice che stare dalla parte di Dio significa servire l’uomo nella verità del suo amore per lui.

La penitenza quaresimale va diretta proprio contro l’illusione. Le risposte di Gesù frantumano l’illusione con la quale il diavolo irretisce per impedirci di essere liberi e veritieri. E lo scopo del vincere l’illusione lo rivela assai bene s. Francesco nel commentare il Padre Nostro: “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: finché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore. E con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e compatendoli nei mali e non recando offesa a nessuno”. È l’illusione infranta, la libertà acquisita, lo spazio nuovo dell’umanità da riempire con la nostra testimonianza.

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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):

[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi

Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.

Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;

nella tua grande misericordia

cancella la mia iniquità.

Lavami tutto dalla mia colpa,

dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo ho peccato,

quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.

Non scacciarmi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,

sostienimi con uno spirito generoso.

Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.

Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.

Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.

Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Non di solo pane vivrà l’uomo,

ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4b)

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore.