V Domenica T.O.

Anno liturgico A (2022-2023) – Tempo Ordinario – V Domenica (5 febbraio 2023)

Gesù proclama: “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo…”. Quel ‘voi’ si riferisce ai discepoli la cui vita esprime la potenza delle beatitudini che immediatamente prima Gesù aveva proclamato. Si tratta di quei discepoli che, insultati, perseguitati, sparlati, custodiscono la letizia dell’incontro con il Signore Gesù, che è diventato per loro ragione di vita e principio dell’agire. Non per nulla la liturgia fa leggere, abbinato al brano evangelico di Matteo, un passo del profeta Isaia dove si profetizza l’esistenza dell’Israele gradito a Dio come una esistenza ricca di misericordia per tutti, ricca del dono della fraternità a tutti perché segno della comunione realizzata con Dio, che si è reso presente in mezzo a loro. La luce di cui risplende l’umanità abitata da Dio è la luce della fraternità condivisa.

IV Domenica T.O.

Anno liturgico A (2022-2023) – Tempo Ordinario – IV Domenica (29 gennaio 2023)

Matteo si premura di presentare, come in una magna carta che dovrà servire di riferimento fondamentale, cosa Gesù insegni: le sue beatitudini. Da notare subito: insegna, non semplicemente parla o annuncia. L’insegnamento partecipa del contesto che Paolo descrive nella sua lettera ai Corinzi: “Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio”. È da quel contesto che vanno ascoltate le beatitudini. In pratica, si ascoltano come una deduzione dall’aver contemplato la vita, la morte e la risurrezione di Gesù nella sua potente testimonianza della grandezza dell’amore del Padre per noi.

III Domenica T.O.

Anno liturgico A (2022-2023) – Tempo Ordinario – III Domenica (22 gennaio 2023)

Convertitevi, dice Gesù, riprendendo la stessa predicazione di Giovanni Battista. Come ci dicesse: ‘aprite gli occhi, riconoscete la via di Dio; tornate a sentire la bontà di Dio per voi; rinverdite il cuore, svegliatelo all’intelligenza degli eventi, alla libertà del desiderio, svegliatelo all’amore; tornate a gustare la vita nella comunione col vostro Dio’! Siccome nella lingua ebraica e aramaica il termine cielo non esiste al singolare, Gesù chiama il suo regno ‘regno dei cieli’, cioè il regno di Dio. Intendendo due cose: quel regno non è relegato nei cieli ma si manifesta sulla terra; quel regno è diverso dai regni della terra, è di natura celeste. Proprio quel regno è vicino, vale a dire è venuto a voi, lo potete vedere e toccare. Toccare, sì, toccare. Quando i discepoli di Gesù hanno provato a riassumere la loro esperienza del Maestro si sono espressi così: “quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita …” (1Gv 1,1).

II Domenica T.O.

Anno liturgico A (2022-2023) – Tempo Ordinario – II Domenica (15 gennaio 2023)

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14). I vangeli raccontano appunto la ‘gloria’ contemplata nella persona di Gesù. Il primo capitolo del vangelo di Giovanni si premura come di fissare con poche pennellate quella gloria, in un lasso di tempo di sei giorni, dopo i quali, il settimo giorno, si narra la venuta di Gesù a Gerusalemme per la Pasqua. Il brano di oggi è collocato il primo giorno dopo il battesimo di Gesù, che Giovanni non racconta, ma di cui parla spiegando come lui ha vissuto quell’evento. Gli eventi sono narrati sul modello del racconto della creazione della Genesi: con il battesimo di Gesù ha inizio la nuova creazione.

Battesimo del Signore 2023

Anno liturgico A (2022-2023) – Solennità e feste – Battesimo del Signore – (8 gennaio 2023)

Lo sguardo di predilezione del Padre sul Figlio non concerne più oramai solo la persona del Verbo, ma il Verbo nella sua umanità, il Capo con le sue membra. La lettura del profeta Isaia riguarda proprio l’identificazione di Gesù come il servo, l’identificazione del Messia nella sua natura di servo. Non dimentichiamo che questo brano di Isaia ricorre nella liturgia del lunedì della Settimana Santa, a sottolineare la dimensione pasquale di quell’identificazione. In quella natura di servo siamo noi, nella nostra umanità, ad essere considerati. Non dobbiamo perciò pensare che lo sguardo di compiacimento del Padre attenda a posarsi su di noi allorquando saremo capaci di seguire Cristo in una vita santa; è esattamente il contrario. Potremo impegnarci in una vita santa solo se sentiremo sulla nostra umanità peccatrice, ferita e piena di paure, questo sguardo di compiacimento perché Dio ama per primo, perché a Lui apparteniamo, perché siamo la sua stessa carne. Ed è proprio perché la nostra fede squarcia l’orizzonte per introdurci in questa visione che possiamo pregare: “[…] trasformaci nel Cristo tuo Figlio, che ha congiunto per sempre a sé la nostra umanità”.

Epifania del Signore 2023

Anno liturgico A (2022-2023) – Solennità e feste – Epifania del Signore – (6 gennaio 2023)

È caratteristico che, come seconda lettura, venga riportata la definizione di ‘mistero’ a proposito della festa di oggi. Mistero è “che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo” (Ef 3,6). La sottolineatura è la seguente: il progetto eterno di Dio per l’umanità è unico per tutti, per sempre. Si realizza la visione profetica di Isaia: “Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria” (Is 66,18). Gloria, che proprio l’umanità di quel bambino, adorato dai magi, manifesterà nel suo splendore più bello. L’antifona di ingresso della messa si richiama al libro del profeta Malachia, l’ultimo libro dell’Antico Testamento nella versione greca che i cristiani hanno fatto propria: “È venuto il Signore nostro re: nelle sue mani è il regno, la potenza e la gloria”. La cosa straordinaria è che un bambino venga proclamato ‘sovrano, potente e glorioso’! La proclamazione comporta qualcosa di radicalmente nuovo per gli occhi umani o, se vogliamo, comporta la visione di una realtà con occhi radicalmente nuovi.