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Sesto ciclo

Anno liturgico A (2016-2017)

Tempo di Pasqua

Pentecoste

(4 giugno 2017)

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At 2,1-11;  Sal 103;  1 Cor 12,3b-7.12-13;  Gv 20,19-23

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Il canto al vangelo riassume il senso della festa di Pentecoste: “Vieni, santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore”. Proprio collegando l’invocazione agli eventi che hanno caratterizzato la Pentecoste e nel racconto degli Atti e nel vangelo di Giovanni possiamo coglierne tutto il senso.

Il racconto degli Atti parla dell’apparizione di “lingue come di fuoco” che si posavano sul capo dei discepoli dando loro il potere di esprimersi in altre lingue. Tutti gli uomini si trovano accomunati nella stessa lode del Signore rispettando le loro diversità. È il prodigio del dono dello Spirito: ritrovando la comunione con Dio, ritroviamo la comunione tra di noi. L’immagine delle lingue si riferisce al fatto di parlare la lingua del cuore, la lingua della comunione, che corrisponde all’azione dello Spirito Santo nella chiesa: fare di tutti un cuor solo e un’anima sola, come del resto domandiamo in ogni liturgia eucaristica con l’invocazione dello Spirito. Ciò corrisponde al volere di Dio, quel volere che Gesù ha onorato fino in fondo nella sua umanità, custodendo l’intimità di unione con il Padre e la solidarietà con gli uomini nel suo amore per loro proprio accettando di custodire l’amore nella sua passione e morte. L’immagine del fuoco si riferisce invece al fatto che la lingua della comunione può provenire solo dall’amore che divora il cuore, amore che rivela la passione di misericordia di Dio per i suoi figli, amore che Dio ha effuso nei nostri cuori stabilendo in noi la sua dimora (cfr. Rm 5,5 e 8,11).

È proprio quell’amore, con la lingua di comunione che parla, che costituisce la ‘potenza’ dello Spirito che Gesù aveva promesso ai suoi discepoli. Nulla resiste a quella potenza né i nostri peccati, che vengono sciolti purificando e illuminando il cuore né il male o la cattiveria degli uomini che non riusciranno a smuoverci da quell’amore. Avviene quello che domandiamo nella preghiera del Padre Nostro: ‘venga il tuo regno’, venga cioè il tuo Spirito rendendoci luminosi e obbedienti alla potenza dell’amore. In questo contesto farei valere l’indicazione di Paolo alla comunità dei Corinzi: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune” (1Cor 12,7), vale a dire che ogni dono dello Spirito lavora a stabilire comunione tra gli uomini perché l’amore di Dio sia esaltato.

Il racconto di Giovanni nel suo vangelo dice le stesse cose in altra maniera. La sera del giorno di risurrezione Gesù viene tra i suoi discepoli e fa tre cose. Prima di tutto li riempie di pace: “Pace a voi!”. È il perdono di Dio riversato al di là di ogni attesa, oltre ogni possibile aspettativa. Il salmo 85, 9-11, l’aveva anticipato: “Ascolterò che cosa dice [in me] Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia. Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra. Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno”. Quel perdono costituisce come una seconda creazione, che Gesù indica con il suo ‘soffiare’ sui discepoli. Quel soffio non allude semplicemente ad una nuova creazione, ma alla creazione secondo il modello di umanità che è Gesù. Possiamo rifarci ai passi di Gn 2,7, Sap 15,11 e Ez 37,7-10, per intuire che la grazia di quell’evento percorre tutta intera la Scrittura, costituendo la promessa di Dio per noi. E la terza cosa che Gesù fa è di dare lo Spirito in funzione della remissione dei peccati. Non si tratta però semplicemente del carisma sacramentale della remissione dei peccati, ma della natura della testimonianza dei credenti nel mondo. I discepoli sono inviati al mondo come responsabili in misericordia, vale a dire come testimoni della potenza dello Spirito che vuole tutti unire nella comunione con Dio. Il dono dello Spirito è essenzialmente funzionale alla chiesa, nel senso che ogni discepolo è in missione di riconciliazione nel mondo. Quando il discepolo trattiene il peccato del suo fratello (vale a dire non lo perdona) fa un doppio male: mantiene nel mondo viva la potenza del peccato, che quindi si estenderà e impedisce a se stesso di godere dell’amore salvatore del Signore, che è amore di misericordia.

Acquistano così tutto il loro senso le preghiere della chiesa che hanno preceduto questa festa: “Venga su di noi, o Padre, la potenza dello Spirito Santo, perché aderiamo pienamente alla tua volontà, per testimoniarla con amore di figli” (colletta del lunedì); “Venga, o Padre, il tuo Spirito e ci trasformi interiormente con i suoi doni; crei in noi un cuore nuovo, perché possiamo piacere a te e cooperare alla tua volontà” (colletta del giovedì). E così si realizza la promessa di Gesù: “Riceverete la forza dello Spirito Santo, che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni sino agli estremi confini della terra” (At 1,8), intendendo terra non solo in senso geografico ma spirituale, vale a dire in ogni circostanza, in ogni situazione, in ogni prova, in ogni afflizione interiore ed esteriore. E come fare, se non riempiti e accesi del fuoco del suo amore, come il canto al vangelo proclamava?

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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):

[I testi delle letture sono protetti dal © Libreria Editrice Vaticana e ne è vietata la riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo]

Prima Lettura  At 2, 1-11

Dagli Atti degli Apostoli

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 103

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!

Quante sono le tue opere, Signore!

Le hai fatte tutte con saggezza;

la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,

e ritornano nella loro polvere.

Mandi il tuo spirito, sono creati,

e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;

gioisca il Signore delle sue opere.

A lui sia gradito il mio canto,

io gioirò nel Signore.

Seconda Lettura  1 Cor 12, 3b-7. 12-13

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.

Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

 

Vangelo  Gv 20, 19-23

Dal vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».