I Domenica T.A.

Anno liturgico A (2022-2023) – Tempo di Avvento – I Domenica – (27 novembre 2022)

L’avvertimento di Gesù ai suoi discepoli: “Vegliate dunque” riguarda la tensione del cuore, come dicesse: non fate come al tempo di Noè quando, nonostante fosse avvertita, la gente non si avvide di nulla; scopritela, avvertitela, viveteci dentro, fatevene la ragione del vivere. E quando aggiunge ‘tenetevi pronti’ l’allusione evidente, come del resto suggeriscono le parabole del padrone che torna dalle nozze, è al servizio vicendevole perché tutti possano vedere lo splendore del regno e la manifestazione del suo amore. L’avvertimento contiene questa sfumatura, come ne dà testimonianza una mistica del sec. XIII, Hadewijch di Anversa: “Chi vorrà alleggerire la pena [l’inquietudine di non amare mai abbastanza] dovrà mettere tutto il suo cuore ad essere costantemente fedele in ogni circostanza. Soffrirà volentieri ogni pena per l’Amore … preferirà pazientare al di là delle sue forze perché non manchi nemmeno una virgola a ciò che è dovuto all’Amore”.

XXXIV Domenica T.O.

Anno liturgico C (2021-2022) – Tempo Ordinario – XXXIV Domenica (20 novembre 2022)

Nel brano di oggi, al centro, ci sono i due malfattori, l’empio e il pio, che riassumono le due possibili visioni: l’empio si accoda, rivendicando, alla visione di scherno dei capi e dei soldati; il pio invece sa scorgere il mistero e si abbandona fiducioso. Cosa ha visto quel malfattore pio, che l’iconografia cristiana rappresenta come colui che in paradiso aspetta l’ingresso di tutti i santi, da indurlo a pregare quel condannato: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”? Segnalo intanto che questa è l’unica volta in tutto il Nuovo Testamento che uno si rivolge a Gesù con il suo solo nome, a indicare la comunanza di destino e la confidenza totale. Il fatto è che, di fronte a quell’uomo ingiustamente condannato, eppur così mite, vede la propria storia rovinosa e senza perdersi in rivendicazioni ormai inutili, crudeli perfino, accoglie in pace la sua sorte perché può aprirla su qualcosa di più grande. Parla senza alcuna pretesa, non chiede di essere liberato dalla sua condanna, semplicemente si affida: ricordati! Leggo il grido dell’umanità sofferente, che parla da dentro la coscienza della propria colpevolezza, ma capace ancora di affidarsi e di invocare: ricordati di me!

XXXIII Domenica T.O.

Anno liturgico C (2021-2022) – Tempo Ordinario – XXXIII Domenica (13 novembre 2022)

[…] dice Gesù, alla fine del suo ultimo discorso pubblico: “Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. Intendendo: se affinerete lo sguardo e il cuore sarà incollato all’amore di Dio che in Gesù si è manifestato, allora attraverserete tutte le afflizioni della vita in modo da rimanere in intimità con lui come lui rimarrà in intimità con voi. E proprio perché si è vegliato con la preghiera si sarà stati capaci di sfruttare le varie occasioni per dare testimonianza dell’amore di quel Figlio, nel cui nome si sarà stati capaci di sopportare afflizioni e prove, in modo da sentire vera la dichiarazione di Gesù: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.

XXXII Domenica T.O.

Anno liturgico C (2021-2022) – Tempo Ordinario – XXXII Domenica (6 novembre 2022)

Sembra che l’ultimo sigillo all’insegnamento di Gesù sia la formulazione di Dio come Dio dei vivi, Dio della vita, Dio della vita abbondante. Nel vangelo di Giovanni questa verità è sottolineata molte volte, fin dal prologo, dove i termini Logos, Dio, Vita Luce, si equivalgono. In particolare, la vita, che da Dio proviene e che costituisce la sua caratteristica precipua, è la realtà del suo amore infinito. Tanto che Paolo, quando invita a diventare coeredi di Cristo, si riferisce al Risorto, al Vivente, sul quale la morte non ha più potere. E la vita è concepita in termini di amore splendente, di amore sconfinato. Cosa che Origene, nel suo commento a Giosuè, commenta in riferimento a noi: “Magari venisse concessa anche a me l’eredità di Abramo, Isacco, Giacobbe e divenisse mio il mio Dio allo stesso modo che è diventato Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, in Cristo Gesù, Signore nostro”.