Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Avvento
IV Domenica
(21 dicembre 2025)
___________________________________________________
Is 7,10-14; Sal 23 (24); Rm 1,1-7; Mt 1,18-24
___________________________________________________
La liturgia dell’avvento ha presentato una serie di testimonianze a favore del Figlio di Dio che si fa uomo. L’ultima in ordine di tempo è quella di “Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo”, che chiude la genealogia di Gesù secondo il vangelo di Matteo. La caratteristica di Giuseppe è quella di essere chiamato in causa in rapporto alla profezia dell’Emmanuele, sì, ma stando semplicemente dalla parte della sua sposa, incinta. Paolo, senza nominarlo, si riferisce a lui nel saluto iniziale ai Romani: “…il vangelo di Dio, che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne”. Quel Figlio è la buona novella di cui tutte le Scritture raccontano la promessa e si fa uomo nella linea della discendenza davidica, discendenza che Giuseppe assicura. Quando l’angelo gli appare, chiama Giuseppe ‘figlio di Davide’. Naturalmente, Giuseppe non ha più nulla della gloria mondana di una discendenza regale, e tuttavia assicura a Gesù la verità del titolo ‘Figlio di Davide’.
Gesù è generato dallo Spirito Santo, nella discendenza di Davide, secondo le promesse. Questo è il pensiero centrale del vangelo di Matteo. La novena del Natale era iniziata con la proclamazione della genealogia di Gesù, testo che nasconde tra le righe dettagli straordinari. Matteo non parla semplicemente della nascita di Gesù, ma specificamente della sua concezione ‘dallo Spirito Santo’. Matteo per Gesù usa il termine γενεσις (origine, generazione) e non γεννησις (nascita). Si richiama al libro della Genesi, perché parla dell’origine di Gesù e non semplicemente della sua nascita. Curiosamente si può notare che nella Bibbia, quando si presenta una genealogia, lo si fa nel senso di una discendenza, vale a dire dei figli, mentre per Gesù la si descrive nel senso di una ascendenza: ‘figlio di Davide, figlio di Abramo’. Siccome la promessa riguarda il regno di Davide, Matteo si premura di inscrivere la genealogia di Gesù nella discendenza davidica. Ed è caratteristico che nell’elenco genealogico il verbo ‘generò’ ricorre 39 volte, mentre la quarantesima volta, a proposito di Gesù, il verbo è al passivo ‘fu generato’. Ciò significa che con Gesù termina l’interesse per l’attesa messianica di ascendenza davidica, in quanto, se prima era sempre un uomo a generare, ora è lo Spirito Santo a generare, la promessa è compiuta, il regno manifestato.
Ed è qui che Matteo inserisce la figura di Giuseppe. Due sono i crucci di Giuseppe. Sa dell’innocenza della sposa. Se è dichiarato giusto, lo è in ragione della presunzione di innocenza per la sua sposa che gli avrà parlato della cosa. Si trova confuso non perché sospetta della sua infedeltà, ma perché, secondo la legge, non potrebbe prendere come sposa una donna che aspetta un bambino da un altro. Nemmeno però ha mai pensato di ripudiarla perché sa che la sua sposa è innocente, sa che l’evento viene da Dio ma non sa ancora come viverlo, forse non si sente all’altezza. Come fare? Ecco il secondo cruccio. Non ha deciso nulla, si trova a rimuginare questi pensieri senza decidersi sul da farsi. L’unica cosa certa è che non vuole causare danno alla sua sposa.
A questo punto interviene l’angelo in sogno. Due cose lo convincono nelle parole dell’angelo che nel sogno percepisce nitidamente: tu devi dare il nome a questo bambino; la famosa profezia di Isaia si compie. Dare il nome al bambino significa non solo che lui accoglie in casa la sua sposa, ma che accoglie il bambino come suo e in questo si sente invitato a un compito speciale direttamente da Dio. La conferma delle Scritture, che lui conosceva bene, lo rassicura nella fiducia che la cosa corrisponde al volere di Dio. Matteo cita il testo di Isaia dalla versione greca della LXX e non dal testo ebraico ma modificando un particolare che risulta convincente per Giuseppe. Il testo di Isaia suona: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà [chiamerai, secondo alcuni codici] Emmanuele”. Matteo riporta: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele”. Giuseppe sa che il nome che dovrà dare al bambino è Gesù, mentre tutti coloro che lo conosceranno lo riterranno l’Emmanuele, cioè il compimento della promessa di Dio nell’amore per l’umanità.
Il testo descrive la figura di Giuseppe in pochi tratti potenti. Giuseppe accoglie: la grazia viene dall’alto. Giuseppe acconsente nella sua umanità: dalla terra germoglia il Salvatore. La sua vocazione può essere definita come l’accettazione del compito affidatogli in rapporto al disegno di Dio di rivelare il Suo Amore agli uomini. E la sua obbedienza si rivela nel fatto di accettare di svolgere una parte semplicemente a favore della sua sposa, dentro un disegno più grande di lui, che imparerà a decifrare lungo tutta la sua vita senza mai essere in primo piano. Di Giuseppe i vangeli non riportano alcuna parola; annotano solo i suoi pensieri, le sue decisioni, la sua obbedienza adorante e la sua premura per la sua sposa e il suo bambino. Entra nella gloria di Dio, che è splendore di amore per l’uomo, nella consapevolezza soltanto di permettere al Signore di realizzare le sue promesse d’amore all’umanità tramite la sua sposa. Non sa in anticipo cosa questo gli richieda; sa solo che il compito è stare con la sua sposa e lo vivrà in tutta obbedienza e premura, fedele in tutto e in ciò ritrovando gli aneliti supremi del suo cuore di uomo e di credente.
L’aveva proclamato solennemente la profezia di Isaia: “Stillate dall’alto, o cieli, la vostra rugiada e dalle nubi scenda a noi il Giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore” (Is 45,8), ripresa dall’antifona di ingresso. Il testo è riportato secondo la versione della Volgata che attualizza messianicamente il testo ebraico più generico, che parla solo di giustizia e di salvezza. Come è possibile che uno contemporaneamente scenda dall’alto e germogli dal basso? Viene dal cielo e germoglia dalla terra, come segno dell’azione di salvezza di Dio per l’uomo: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”.
Così si manifesta la gloria del Dio-con-noi, che, mentre rivela la grandezza del suo amore per l’uomo, rende l’uomo capace di operare in quell’amore, tanto da indurre tutti a vedere la vicinanza di Dio. È appunto il mistero dell’agire divino che il profeta fa risaltare e che vale anche per noi. L’antica colletta lo esprimeva molto bene: “… concedi anche a noi di accoglierlo e generarlo [= Verbo della vita] nello spirito, con l’ascolto della tua parola, nell’obbedienza della fede”. Dio, non semplicemente viene vicino a noi, ma germoglia dalla nostra umanità. Ciò significa che Dio è più intimo a noi di noi stessi; che Dio costituisce il senso della nostra stessa umanità. Così la vocazione di ciascuno di noi, nella fede, non è che quella di acconsentire a che il disegno di amore di Dio per gli uomini ci raggiunga e si manifesti e ci abiliti a diventare dei segni nell’unico Segno che rivela compiutamente il volto d’amore di Dio, Gesù Cristo, il Salvatore.
***
I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 7,10-14
In quei giorni, il Signore parlò ad Àcaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 23 (24)
R. Ecco, viene il Signore, re della gloria.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. R.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.
Seconda Lettura
Gesù Cristo, dal seme di Davide, Figlio di Dio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 1,1-7
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele: “Dio con noi”. (Mt 1,23)
Alleluia.
Vangelo
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Parola del Signore.