Nono ciclo
Anno liturgico A (2025-2026)
Avvento
I Domenica
(30 novembre 2025)
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Is 2,1-5; Sal 121 (122); Rm 13,11-14a; Mt 24,37-44
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Con la liturgia dell’Avvento inizia un nuovo anno liturgico. La Chiesa invita alla vigilanza. Il vangelo proclama: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”. La tensione, a cui tutta la liturgia dell’Avvento allude, non riguarda semplicemente l’attesa della venuta del Signore, bensì alla capacità del cuore e dell’intelligenza di percepire la ‘presenza’ del Signore Gesù, che tutto attira a sé e al suo regno per consegnarlo nelle mani del Padre. Avvento non significa primariamente attesa, ma presenza. Il periodo liturgico dell’Avvento non è un’attesa della nascita di Gesù a Betlemme, ma la tensione a una capacità di sensazione, di intuizione cordiale della compagnia di Gesù che opera continuamente perché il suo regno conquisti i cuori e la storia. E se di attesa si parla, si tratta dell’attesa della manifestazione del Signore Gesù al nostro cuore.
Come Gesù dichiara ai suoi discepoli nell’ultima cena: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui … Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,21.23). La vigilanza sta tutta nell’ accogliere la parola di Gesù (nel testo greco si parla di ‘avere la parola’) perché l’amore con cui è proferita si riveli al nostro cuore in tutto il suo splendore. Quella ‘dimora’, che è una dimora di luce, è allusa nelle ultime parole del vangelo di Matteo: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
La prima visione che la liturgia ci pone davanti agli occhi è la visione del profeta Isaia che contempla tutti i popoli che salgono a Gerusalemme, camminando nella luce del Signore. Nel capitolo primo il profeta aveva esortato il popolo infedele alla conversione; nel capitolo secondo orienta gli sguardi di tutti i popoli, insieme al popolo di Israele, verso la città della pace, la città della luce. Il profeta Isaia rivela la presenza nella storia di un movimento opposto a quello della torre di Babele, allorquando le genti si sono disperse sulla terra senza più comprendersi. Le genti tornano a riunirsi, verso l’alto. È la forza della parola del Signore che muove all’unità elevando. Si tratta della verità espressa dalla antica colletta: “O Dio, Padre misericordioso, che per riunire i popoli nel tuo regno hai inviato il tuo Figlio unigenito, maestro di verità e fonte di riconciliazione, risveglia in noi uno spirito vigilante, perché camminiamo sulle tue vie di libertà e di amore fino a contemplarti nell’eterna gloria”. Parlare di libertà e di amore significa esprimere la luminosità dei cuori che loro deriva dal fatto di seguire il ‘Signore della luce’, il Signore che investe del suo amore radicando i cuori là da dove sgorga la vita.
Il riferimento alla luce pervade in sordina tutta la liturgia dell’Avvento perché si tratta di rimanere attirati e guidati dalla luce del Signore che si manifesta nella sua bontà. Paolo riprende la stessa immagine della luce riferendola al Cristo: “Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce … Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo” (Rm 13, 12.14). E nella sua lettera agli Efesini precisa che il frutto della luce consiste nella bontà, nella giustizia e nella verità (Ef 5,9), tutti termini che si riferiscono alla natura dell’opera di Gesù nella sua umanità. Anche Giovanni aveva esortato a ‘diventare figli della luce’ (Gv 12,36), memore di quanto aveva annunciato nel prologo del suo vangelo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4).
È per godere di quella luce, è per godere della qualità di vita che sgorga da quella luce goduta che Gesù avverte: “Vegliate dunque”. Come dicesse: non fate come al tempo di Noè quando, nonostante fosse avvertita, la gente non si avvide di nulla; scopritela, avvertitela, viveteci dentro, fatevene la ragione del vivere. E quando aggiunge ‘tenetevi pronti’ l’allusione evidente, come del resto suggeriscono le parabole del padrone che torna dalle nozze, è al servizio vicendevole perché tutti possano vedere lo splendore del regno e la manifestazione del suo amore. L’avvertimento si risolve in quello che una mistica del sec. XIII, Hadewijch di Anversa, riporta: “Mantieni lo spirito di gioia, di mitezza e di pace. Attraversa queste terre di esilio per il cammino della rettitudine,, della purità e del fervore, che, alla fine, ti farà incontrare Dio, il tuo amato. Che ti aiuti, lui e il suo santo amore” (Lettera XV). In altre parole, il vegliare e il tenersi pronti riguarda la manifestazione del Signore nel suo amore per noi e nel nostro amore per i fratelli in ogni circostanza, in ogni dettaglio della vita. La vigilanza ha appunto senso nello stare fermi in quell’unico punto: se Dio ha fatto grazia di Sé a noi, allora anche noi possiamo fare grazia di noi a tutti. E così il mondo tornerà a risplendere, perché ognuno potrà sperimentare quello che dice il salmo: “il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza” (Sal 24,14), da intendere, come del resto suggerisce lo stesso testo ebraico del versetto: il segreto (o l’intimità) del Signore, cioè la sua offerta di benevolenza nel dono di Sé che ci fa, vale per chi ne fa il punto fermo della sua vita e ha posto tutta l’attesa del suo cuore nel condividerne la gioia con tutti.
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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):
[I testi delle letture sono tratti dal sito ufficiale della CEI – chiesacattolica.it]
Prima Lettura
Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 2,1-5
Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette
in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 121 (122)
R. Andiamo con gioia incontro al Signore.
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. R.
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. R.
Seconda Lettura
La nostra salvezza è più vicina.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 13,11-14a
Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento:
è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso
la nostra salvezza è più vicina di quando
diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo
via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno:
non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità,
non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza. (Sal 84,8)
Alleluia.
Vangelo
Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 24,37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore.