WORDPDF

Ottavo ciclo

Anno liturgico B (2023-2024)

Tempo Ordinario

V Domenica

(4 febbraio 2024)

___________________________________________________

Gb 7,1-4.6-7;  Sal 146 (147);  1Cor 9,16-19.22-23;  Mc 1, 29-39

___________________________________________________

Con la colletta la liturgia indica la prospettiva in cui ascoltare la parola di Dio oggi: “O Padre, che con amorevole cura ti accosti all’umanità sofferente …”. Gesù è considerato nella sua premura per i deboli, ammalati o indemoniati, nella volontà di arrivare a tutti. Il racconto prosegue subito dopo con la purificazione del lebbroso, dove è sottolineato che Gesù è mosso a profonda compassione.

Mi soffermo su due particolari del brano evangelico. Primo particolare. Marco annota che Gesù, prima dell’alba, si ritira a pregare tutto solo.  Solo in tre occasioni Marco parla della preghiera di Gesù: qui, dopo la moltiplicazione dei pani quando Gesù teme di essere frainteso e deve sottrarsi alla folla e nel Getsemani prima della passione. Tutti e tre i casi riguardano il segreto della sua persona nella sua intimità con il Padre che lo ha inviato nel mondo ‘per noi e per la nostra salvezza’. Non si può non pensare che lo stesso suo guarire dalle malattie, il suo scacciare i demoni, il suo stesso predicare, riguarda quell’invio e la volontà di salvezza del Padre che ne è all’origine, come del resto la sua obbedienza di Figlio. Secondo particolare: “Andiamocene altrove … per questo infatti sono venuto”. L’inquietudine di arrivare a tutti nasconde anche l’inquietudine di arrivare a Gerusalemme, dove quella volontà di salvezza si compirà in tutto il suo splendore. I suoi ‘miracoli’ annunciano l’Inviato che fa entrare nel regno, nella ritrovata alleanza con il Dio della salvezza. In quell’ansia di Gesù, nel suo doppio significato di raggiungere tutti e che tutto il suo segreto si sveli, sta racchiusa l’urgenza della missione della chiesa in tutti i tempi.

Ciò mi induce a credere che la preghiera ha a che fare, anzitutto, con il desiderio di comunione con gli uomini da parte di Dio, prima ancora che essere espressione del desiderio degli uomini di stare in compagnia di Dio. Se non percepissimo l’eco di quel desiderio di Dio, potremmo mai pregare davvero? Il fatto che Gesù si ritiri da solo a pregare esprime proprio l’immensità del desiderio di Dio per l’uomo e quando i discepoli gli annunciano che lo cercano, non torna sui suoi passi ma va altrove, perché tutti deve raggiungere. La cosa si può leggere anche così: Gesù deve percorrere tutta la terra del nostro cuore; se in qualche parte siamo stati guariti, altre parti attendono la guarigione, fino a che tutto in noi possa risplendere del suo amore salvatore.

La potenza della supplica deriva dall’intensità della coscienza del male che ci ferisce insieme al desiderio di guarigione che ci attrae al Signore Gesù, solidali in umanità con tutti. La preghiera si risolve nel desiderio di sperimentare l’amore salvatore di Dio, non però nel senso di essere preservati dagli effetti dell’azione dei demoni (il male non scompare e non scomparirà dalla scena del mondo) ma nel senso di non essere più asserviti ai loro scopi perversi. A tal punto che, proprio quando il male sembrerà prevalere, come con il Signore Gesù in croce, esso sarà definitivamente vinto perché svuotato del suo scopo perverso, cioè quello di dividere gli uomini da Dio e tra di loro.

L’esempio più somigliante a Gesù, nell’ansia di salvezza premurosa, instancabile, accondiscendente, estesa a tutti, è quello di Paolo quando di sé riferisce: “… mi sono fatto servo di tutti … mi sono fatto debole per i deboli … mi sono fatto tutto a tutti … Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io” (1Cor 9,19-22).

La drammaticità del male patito in rapporto alla conoscenza di Dio e del suo amore risalta potentemente con la prima lettura, tratta dal cap. 7 del libro di Giobbe. Giobbe patisce un senso di disperazione per l’incomprensibilità della situazione che l’ha sorpreso. Non ne può più e si lamenta col Signore. Il capitolo termina con una forte rivendicazione di dignità come contro Dio, lasciando parlare tutta l’amarezza del suo cuore: “Perché mi hai preso a bersaglio e sono diventato un peso per me?” (Gb 7,20). La forza della rivendicazione di Giobbe però è sottolineata da antichi manoscritti ebraici e dalla versione greca della LXX: “Perché hai fatto di me un tuo accusatore? Sono un peso per te?” Oppure anche: “In che cosa sono un peso per te?”, riferendosi al fatto che l’uomo è peccatore e si sente come accusato da Dio, accusa che Giobbe ritorce contro Dio: perché non mi sopporti? Lasciami in pace, non pensare più a me!

La chiesa interpreta stranamente questa rivendicazione con il salmo responsoriale 147, che invece è un inno di lode al Signore. Sì, perché il salmo esprime come un cuore si rivolge al Signore: “risana i cuori affranti e fascia le loro ferite” (LXX: ‘guarisce coloro che hanno il cuore spezzato e fascia le loro fratture’); “il Signore sostiene i poveri” (LXX: ‘il Signore solleva i miti’). Dio è scoperto nella sua premura per la fragilità dell’uomo ed è tale atteggiamento che viene attribuito a Gesù nel suo curare i malati e scacciare i demoni che tormentano il cuore dell’uomo. È lo stesso atteggiamento che risalta in Paolo che si era presentato come il ‘collaboratore della gioia’ dei suoi fratelli (2Cor 1,24). La guarigione è in rapporto alla gioia del regno di Dio che viene svelato, che viene fatto toccare, che viene fatto risplendere, pur nelle fragilità e debolezze della vita.

***

I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):

[I testi delle letture sono tratti dal sito della Chiesa Cattolica italiana: chiesacattolica.it]

Prima Lettura  Gb 7,1-4.6-7

Dal libro di Giobbe

Giobbe parlò e disse:

«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?

Come lo schiavo sospira l’ombra

e come il mercenario aspetta il suo salario,

 così a me sono toccati mesi d’illusione

e notti di affanno mi sono state assegnate.

Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.

La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.

I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,

svaniscono senza un filo di speranza.

Ricòrdati che un soffio è la mia vita:

il mio occhio non rivedrà più il bene».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 146 (147)

R. Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,

è dolce innalzare la lode.

Il Signore ricostruisce Gerusalemme,

raduna i dispersi d’Israele. R.

Risana i cuori affranti

e fascia le loro ferite.

Egli conta il numero delle stelle

e chiama ciascuna per nome. R.

Grande è il Signore nostro,

grande nella sua potenza;

la sua sapienza non si può calcolare.

Il Signore sostiene i poveri,

ma abbassa fino a terra i malvagi. R.

Seconda Lettura  1Cor 9,16-19.22-23

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!

Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Vangelo  Mc 1,29-39

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.