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Ottavo ciclo

Anno liturgico A (2022-2023)

Tempo Ordinario

XXVI Domenica

(1 ottobre 2023)

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Ez 18,25-28;  Sal 24 (25);  Fil 2,1-11;  Mt 21,28-32

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Dopo l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e la cacciata dei venditori dal tempio, i capi religiosi, che avevano assistito alle sue azioni profetiche senza fermarlo, vogliono sapere con quale autorità agisce così. Evidentemente sono colpiti dal suo fare e dal suo insegnare, ma temono anche le sue ‘picconate’. Gesù li sfida sul loro stesso terreno e li inchioda alle loro responsabilità: perché, come guide della nazione, non vi siete dati premura di raccogliere l’invito alla conversione di Giovanni Battista? E racconta loro tre parabole, tutte rivolte contro di loro stigmatizzando il rifiuto che opponevano all’opera di Dio, che si era rivelata nel Battista prima che in lui.

Nei confronti precedenti Gesù aveva loro mosso il rimprovero: “E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?” (Gv 5,44). Ora però il confronto si fa aspro, preludio al dramma che di lì a breve si scatenerà.

La parabola di oggi, imperniata sul fare la volontà di Dio, prende le mosse dalla morte di Giovanni Battista e dalla sua infuocata predicazione che aveva suscitato un grande movimento di ritorno all’alleanza, ma solo da parte dei peccatori. I capi religiosi erano stati ad osservare da lontano. La parabola è tipica del vangelo di Matteo. Chi compie la volontà del padre? Chi acconsente ma poi non fa o chi alla fine fa, anche senza aver acconsentito prima? Non è un invito all’obbedienza in generale, ma una riflessione profetica sulla storia che va dritta al cuore degli ascoltatori. L’applicazione della parabola è chiara. Voi, capi, avete visto che pubblicani e prostitute si sono pentiti e hanno aderito al messaggio del Battista. Ma voi vi siete girati dall’altra parte, non vi siete nemmeno dati la pena di mettere in discussione la vostra posizione. Ebbene, succede la stessa cosa con me. Voi vedete le cose meravigliose che compio, ma non volete vedere l’agire di Dio che realizza la sua opera di salvezza. Voi l’aspettate da un’altra parte e invece resterete sulla vostra fame.

Cosa significa pentirsi? Il verbo usato, lo stesso che ricorre nell’episodio di Giuda che riporta ai sacerdoti le monete del tradimento, significa ‘ricredersi’, ‘rivedere le cose sotto altra prospettiva’, ‘cambiare giudizio’; si riferisce non tanto alle azioni, ma al senso di quello che sta avvenendo tanto da vedere la vita sotto altra angolatura. Pentirsi significa aprire il cuore al momento di Dio. Per gli ascoltatori di Gesù, pentirsi significava riconoscere che in Giovanni Battista Dio voleva parlare al suo popolo, riconoscere che Giovanni aveva indicato colui che veniva da Dio per riscattare l’uomo dal peccato e portargli la sua salvezza, riconoscere che in lui veniva manifestata la venuta del Regno di Dio.

Dal punto di vista di Dio non ha alcuna importanza che l’uomo riconosca questo partendo da una sua presunta giustizia o da una sua situazione di peccato: l’unica cosa importante è quel riconoscimento, perché da lì scaturiscono i beni di Dio per l’uomo. E la giustizia dell’uomo per Dio non può provenire che da quel pentimento che induce l’uomo ad accogliere prima di tutto la volontà di salvezza di Dio su di lui, volontà che esprime il suo desiderio di stare con gli uomini, indipendentemente da come o dove si trovano. Tutto ciò che si pone al di fuori o contro o a lato di quel pentimento significa dare più importanza all’uomo che a Dio e in definitiva corrisponde a costruirsi un’immagine di Dio che non è veritiera. E se ci si fida di un’immagine di Dio non veritiera si finisce per costruire anche un’umanità che non ha consistenza di verità e perciò fasulla, quando non distorta.

E se per il cuore dell’uomo non è così agevole conoscere le vie di Dio, ecco la supplica del salmo responsoriale: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi”. Intendendo: chiediamo non solo di essere illuminati sulla strada da percorrere, ma anche di poterla percorrere, di poter fare ciò che ci è stato indicato. Nel v. 14 dello stesso salmo, seguendo il testo ebraico, leggiamo: “Il segreto del Signore è per quanti lo temono e la sua alleanza per farla loro conoscere”. Vale a dire, per l’uomo è necessario che, prima che alle parole che sentirà da parte del suo Dio, si apra alla volontà di bene che muove il suo Dio a pronunciare quelle parole. Non si può fare la volontà di Dio se non si sente quella volontà amica. Alla fin fine, chiedendo di conoscere le vie del Signore, chiediamo di poter conoscere la bellezza e l’amore di quel Figlio che il Padre ci ha inviato.

Il tutto è fortemente sottolineato dall’inno di Paolo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”. Perché? Perché sia fatta la sua volontà, compiutamente e il suo amore si riveli al cuore dell’uomo, inducendolo a pentirsi finalmente!

Dire ‘avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù’ e dire ‘la volontà del Padre’ è dire la stessa cosa. Se l’apostolo ci invita ad avere gli stessi sentimenti di Gesù è perché solo in quel modo possiamo riconoscerci nella volontà del Padre, possiamo acconsentire a quella volontà e goderne lo splendore di amore che ci viene riversato e che ci spinge a riversarlo su tutti. Gesù, nel suo essere Figlio di Dio fatto uomo, costituisce quel punto di incandescenza nella storia dove la volontà del Padre muove l’umanità e questa risplende per l’amore che l’investe e di cui si capacita. Così, fare la volontà del Padre è ritrovarci in Gesù, partecipi del suo essere inviato al mondo per mostrare la grandezza dell’amore del Padre per tutti (cfr Gv 3,16) e per riunire i figli di Dio dispersi (cfr Gv 11,52). È credere in lui da vivere del suo stesso Spirito, è aderire a lui, abitare in lui ed essere abitati da lui.

Le parabole delle domeniche successive diranno fino a che punto l’umanità di Gesù vive la volontà di salvezza per gli uomini da parte del Padre, allorquando il dramma si consumerà. L’accento però non sarà posto sulla sofferenza che dovrà subire, ma sullo splendore di amore di cui si fa testimone. Avviene per i discepoli come per Gesù: se il Figlio, secondo le parole di Paolo ai Filippesi, ‘svuotò se stesso assumendo una condizione di servo’, è perché gode dell’amore del Padre per noi. Lo ‘svuotarsi’, che tanto timore ci suscita, in realtà è un movimento assolutamente positivo, di consenso in tutta intimità, perché solo l’amore riempie. Quello ‘svuotamento’ è la condizione perché l’amore si manifesti e trascini tutti nello stesso movimento. In effetti, per la nostra umanità, lo svuotarsi (= non cercare mai gloria gli uni dagli altri) attira la grazia perché assimila al movimento che Gesù ha vissuto nel suo manifestare l’amore del Padre per noi.

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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):

[I testi delle letture sono tratti dal sito della Chiesa Cattolica italiana: chiesacattolica.it]

Prima Lettura  Ez 18,25-28

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore:

«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?

Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.

E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 24 (25)

R. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza;

io spero in te tutto il giorno. R.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia

e del tuo amore, che è da sempre.

I peccati della mia giovinezza

e le mie ribellioni, non li ricordare:

ricòrdati di me nella tua misericordia,

per la tua bontà, Signore. R.

Buono e retto è il Signore,

indica ai peccatori la via giusta;

guida i poveri secondo giustizia,

insegna ai poveri la sua via. R.

Seconda Lettura  Fil 2,1-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.

Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:

egli, pur essendo nella condizione di Dio,

non ritenne un privilegio

l’essere come Dio,

ma svuotò se stesso

assumendo una condizione di servo,

diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo,

umiliò se stesso

facendosi obbediente fino alla morte

e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò

e gli donò il nome

che è al di sopra di ogni nome,

perché nel nome di Gesù

ogni ginocchio si pieghi

nei cieli, sulla terra e sotto terra,

e ogni lingua proclami:

«Gesù Cristo è Signore!»,

a gloria di Dio Padre.

Vangelo  Mt 21,28-32

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».