XXXIV Domenica T.O.

Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXXIV Domenica – Cristo Re – (23 novembre 2025)

L’immagine di Cristo re a partire dalla croce non può che essere un’immagine di rivelazione. L’uomo non avrebbe mai potuto escogitare un’immagine del genere! E questo testimonia quanto i pensieri degli uomini siano distanti da quelli di Dio. A ben guardare, molti particolari del racconto della crocifissione richiamano il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto all’inizio del suo ministero messianico. Quella che allora veniva letta come tensione drammatica, qui diventa concretezza drammatica. Se là emergeva la verità del cuore di Gesù rispetto alle insinuazioni del diavolo, qui viene proclamata la verità della sua vita rispetto all’amore del Padre per i suoi figli. Le parole del diavolo sono rivelate in tutta la loro portata nel momento cruciale della vita di Gesù allorché, appeso in croce, si sente apostrofare: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: ‘Sono Figlio di Dio’!”

XXXIII Domenica T.O.

Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXXIII Domenica – (16 novembre 2025)

La liturgia di oggi annuncia cose tremende ma invitando a una fiducia incrollabile. Si parla di attesa della fine e contemporaneamente dello splendore dell’amore di Dio che in Gesù si manifesta. Così il brano del profeta Malachia, l’ultimo libro dell’Antico Testamento nel canone cristiano, introduce direttamente al giorno del Signore che presto sorgerà. Sarà terribile, ma non per i terrori che invaderanno i cuori, ma per la straordinarietà degli eventi che lo caratterizzeranno: sarà vinta la morte con la morte del Figlio dell’uomo, lui, che è il sole di giustizia dai raggi benefici. Il salmo responsoriale parla di un cantico nuovo per la manifestazione del regno eterno di Dio. Un fine commentatore ebraico, Rashi di Troyes, annota come il cantico nuovo rimanda al futuro, ma è nell’oggi della nostra storia che siamo chiamati a cantare l’amore del Signore, riconoscendo nelle lotte e nelle fatiche della vita i segni del suo regno che viene. Quello che chiediamo costantemente con la preghiera del Padre nostro: “Venga il tuo regno”.

Dedicazione della Basilica Lateranense

Anno liturgico C (2024-2025) – Solennità e feste – Dedicazione della Basilica Lateranense – (9 novembre 2025)

È caratteristico il fatto che l’espressione di Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19) sia ripresa come accusa e scherno ai piedi della croce: “Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!” (Mc 15,29). Sarà l’ultima richiesta di segno: scendere dalla croce! Ogni richiesta di segno in un’ottica di potenza rivela la cecità del cuore di fronte all’agire di Dio. Gesù non scenderà dalla croce per convincere: se l’amore non convince, non c’è potenza che lo possa ottenere. La conseguenza sarà che il luogo della presenza di Dio nel mondo oramai è l’umanità come il corpo che Gesù ha assunto. E tutti i comandamenti sono in funzione di far risplendere quella umanità. L’amore di Dio per l’uomo è così radicale da far rivelare la Sua gloria a partire da e dentro l’umanità. Qui è racchiuso il mistero della Chiesa.

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

Anno liturgico C (2024-2025) – Solennità e feste – Commemorazione di tutti i fedeli defunti – (2 novembre 2025)

Applico alla celebrazione odierna quello che la Chiesa vive nella sua preghiera eucaristica: “Per mezzo del tuo Figlio, splendore d’eterna gloria, fatto uomo per noi, hai raccolto tutte le genti nell’unità della Chiesa. Con la forza del tuo Spirito continui a radunare in una sola famiglia i popoli della terra, e offri a tutti gli uomini la beata speranza del tuo regno. Così la Chiesa risplende come segno della tua fedeltà all’alleanza promessa e attuata in Gesù Cristo, nostro Signore” (Preghiera eucaristica V/D). Tra l’altro, la comune preghiera per i defunti, L’eterno riposo, pesca in uno scritto cristiano in aggiunta al libro di Esdra, conosciuto nella sua redazione latina come il quarto libro di Esdra, attribuendo al sacerdote-scriba Esdra la visione profetica delle nazioni che si convertono al Signore a formare il nuovo popolo di Dio. Vedendo i popoli venire alla fede promette loro il riposo messianico nella luce meravigliosa dell’amore di Dio (4Esd 2,34-35).

Tutti i Santi

Anno liturgico C (2024-2025) – Solennità e feste – Tutti i Santi – (1° novembre 2025)

È caratteristico che la Chiesa definisca la santità secondo le otto beatitudini. Non si tratta di un progetto realizzato, ma di una condivisione goduta: la gioia del Signore condivisa dai discepoli. Così la gioia è percepita nell’obbedienza all’amore. La visione del paradiso, con tutti i santi irraggiati dall’amore di Dio, parla di una realtà ultima ma vicina, più reale delle cose di tutti i giorni. Parla al cuore degli aneliti che lo assillano, delle radici che lo costituiscono, delle tensioni che lo lavorano, dei desideri che l’abitano.
Quello che viene contemplato è lo splendore della santità come manifestazione goduta dell’amore di Dio, sebbene spesso i nostri occhi siano così velati da non sentirne più il riverbero nella nostra storia quotidiana. Non abbiamo però altro modo di sconfinare nell’eterno se non quello di giocare la nostra vita terrena, secondo tutto lo spessore di dignità che comporta.

XXX Domenica T.O.

Anno liturgico C (2024-2025) – Tempo Ordinario – XXX Domenica – (26 ottobre 2025)

Se la parabola di domenica scorsa verteva sulla necessità di pregare sempre senza stancarsi mai, quella di oggi, invece, svela la condizione e il frutto della preghiera. Luca introduce la parabola con queste parole: “Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri” (Lc 18,9). Di per sé il testo dice più semplicemente: ‘per alcuni che erano persuasi, che erano convinti di essere giusti’, tanto che il latino rende con ‘qui in se confidebant tanquam iusti’. Ciò significa che chi prega con questi sentimenti non ha coscienza di essere presuntuoso; sarà il giudizio della parabola a svelarne l’intima presunzione in modo da far venire alla luce il peccato nascosto, quello che rende la preghiera irricevibile da parte di Dio. Non solo, ma la parabola metterà in evidenza la stretta connessione che esiste tra il percepirsi giusti e il fatto di disprezzare gli altri. Anche questo collegamento non è evidente per la coscienza dell’orante, ma la parabola ne mostrerà l’esito perverso.