IV Domenica di Quaresima

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – IV Domenica di Quaresima – (15 marzo 2026)

Il racconto della guarigione del cieco, nella prospettiva battesimale nella quale la chiesa lo proclama, può essere accostato da vari punti di vista. Consideriamo la persona del cieco nella sua progressiva apertura alla fede. Non è lui a chiedere la guarigione: l’iniziativa è di Gesù. Lui ha fiducia e va a lavarsi alla piscina di Siloe, quella dalla quale veniva attinta l’acqua portata solennemente verso il tempio e versata attorno all’altare nella solennità della festa delle capanne (cfr. Gv 7,37-39). Siloe significa piuttosto ‘chi invia [le acque]’ e Giovanni, rendendolo al passivo, ‘Inviato’, indica che la nostra guarigione si trova in Gesù, che poco prima si era definito ‘inviato’ dal Padre. Nelle parole del cieco guarito Gesù è indicato prima come ‘quell’uomo che si chiama Gesù’, poi ‘un profeta’, poi ‘che è da Dio’ e infine, davanti alla domanda di Gesù che lo va a cercare dopo che è stato cacciato dai farisei: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”, risponde: “Io credo, Signore!”.

III Domenica di Quaresima

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – III Domenica di Quaresima – (8 marzo 2026)

La liturgia quaresimale indica i percorsi della conversione del cuore con le domande di fondo essenziali. Una di queste domande, forse non sempre espressa, ma continuamente serpeggiante nel cuore, è quella del popolo di Israele, esasperato nel deserto dalla fame e dalla sete: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17,7). La domanda del popolo non è provocatoria o irriverente; semplicemente, è angosciante: il Signore è con noi? Ogni prova fa emergere il dubbio: ma Dio vuole davvero il nostro bene? L’insinuazione dell’antico serpente disturba i sogni di felicità dell’uomo. Nel riferirci a Dio, quello che forse il nostro cuore stenta a credere è sentirlo pieno di desiderio di noi, è sentire la sua ‘sete’di noi. Nel prefazio della messa di oggi la chiesa proclama: “Egli, chiedendo alla Samaritana l’acqua da bere, già aveva suscitato in lei il dono della fede e di questa fede ebbe sete così grande da accendere in lei il fuoco del tuo amore”.

II Domenica di Quaresima

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – II Domenica di Quaresima – (1° marzo 2026)

La chiesa ha sempre messo in relazione il Tabor (che nel passo evangelico è chiamato semplicemente ‘alto monte’, come per il monte della tentazione e come per la missione finale in Galilea, forse per indicare simbolicamente il monte escatologico dove affluiranno tutte le nazioni della terra) con il Golgota, allorquando Gesù non apparirà trasfigurato, ma sfigurato. In effetti, nel racconto evangelico, l’evento della trasfigurazione segue il primo annuncio della passione (cfr. Mt 16,21-28, introdotto con l’espressione solenne ‘da allora’ per indicare la decisione solenne di Gesù di andare a Gerusalemme), l’ammonizione a seguire Gesù rinnegando se stessi e la misteriosa predizione di vedere venire il regno di Dio. Sembra che l’evento della trasfigurazione risponda a tutte queste tre annotazioni.

I Domenica di Quaresima

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo di Quaresima – I Domenica di Quaresima – (22 febbraio 2026)

La vera lotta non è semplicemente tra il bene e il male, ma tra Dio e gli idoli, tra la verità e la seduzione. Non per nulla le collette parlano di vittoria sulle seduzioni del maligno per crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e nella capacità di testimoniarlo con una degna condotta di vita. Tutto il cammino quaresimale punta qui.
In rapporto a che cosa la nostra condotta di vita risulterà ‘degna’? Le tentazioni di Gesù ce lo rivelano. Le tre tentazioni corrispondono alle tre tentazioni del popolo di Israele nel deserto: la fame (manna), la sete (Massa e Meriba), il vitello d’oro. Il diavolo vorrebbe costringere Gesù a dimostrare che è il Figlio di Dio. Lui sa che è stato mandato a conquistare gli uomini e cerca di mostrargli che c’è una via più spiccia per averli dalla sua parte: basta strabiliarli con la potenza e la gloria. Ma la potenza e la gloria sono proprio le dimensioni che Gesù ha rifiutato, ha lasciato radicalmente nelle mani del Padre per assumere la forma di servo. L’inganno starebbe nel fatto di fargli fare qualcosa in nome di Dio senza condividere il segreto di Dio, senza il compiacimento di Dio.

VI Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – VI Domenica – (15 febbraio 2026)

Le parole del Signore, i suoi comandamenti, non sono semplici ingiunzioni o precetti alla cui osservanza è promessa la nostra beatitudine futura. Sono assai di più, sono rivelazione di Lui, modalità di partecipazione alla stessa vita divina, spazi di comunione con lui e con i fratelli, luoghi di intimità. Gesù allude sempre nel suo annuncio del Regno a una eccedenza, a una sovrabbondanza rispetto alla giustizia che cerchiamo con le nostre opere. In effetti, il senso della nostra vita si gioca non nel fare il bene, ma nel farlo per entrare nel segreto di Dio. È un’intimità, che fa vivere la vita dentro un’obbedienza e un’alleanza che sperimentiamo a nostro favore; un’intimità capace di riempire il cuore, di rendere la vita degna di essere vissuta.

V Domenica T.O.

Anno liturgico A (2025-2026) – Tempo Ordinario – V Domenica – (8 febbraio 2026)

Isaia elenca le cinque condizioni, tre negative e due positive, per diventare luce. Occorre prima togliere l’oppressione, il puntare il dito, il parlare empio. Nella versione della LXX si specifica: togliere il laccio, lo stendere la mano, la parola di lamentela. Per dirla con le mie parole: va eliminato ogni tipo di inganno, accusa e parola malevola contro il prossimo. Le due condizioni positive sono: aprire il cuore all’affamato, saziare l’afflitto di cuore. Con la sfumatura della versione greca: dare a chi ha fame il pane di cuore, saziare una persona umiliata. Vale a dire: non basta sfamare il corpo, occorre saziare anche l’anima del prossimo quando è afflitto. E fare questo con tutto il cuore. È allora che sorge la luce, espressione della sensazione di Dio, sempre con noi, quando il cuore non si perde in altro, ritrovandosi saziato nei suoi desideri.