XXVI Domenica T.O.

Anno liturgico A (2016-2017) – Tempo Ordinario – XXVI Domenica – (1 ottobre 2017)

La parabola che viene proclamata oggi va ascoltata insieme alle altre due, quella dei fittavoli malvagi e quella del banchetto nuziale per il figlio del re, che saranno proclamate nelle prossime due domeniche. Dopo l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme si consuma il rifiuto dei capi della nazione. Gesù aveva scacciato venditori e cambiavalute dal tempio e soprattutto aveva guarito ciechi e zoppi, persone che, secondo l’indicazione del re Davide (cfr. 2Sam 5,8), non potevano accedere al tempio. Come a dire: qui c’è uno più grande di Davide, cosa che i capi intendono bene. Non solo, ma Gesù, dopo aver ammaestrato il popolo nelle sinagoghe delle varie città e villaggi, ora insegna nel tempio, senza alcun ‘permesso’ ufficiale. È chiaro che dimostra una ‘autorità’ assolutamente insolita.

XXV Domenica T.O.

Anno liturgico A (2016-2017) – Tempo Ordinario – XXV Domenica – (24 settembre 2017)

L’antifona di ingresso canta: “Io sono la salvezza del popolo, dice il Signore, in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò, e sarò il loro Signore per sempre”. Evidentemente una dichiarazione del genere non ci convince troppo se, di fronte agli eventi che caratterizzano la nostra storia esteriore e interiore e che sono retti dalla Provvidenza di Dio, abbiamo spesso da ridire. Cosa impedisce ai nostri cuori di fidarci di Dio? Perché guardiamo a Gesù con il filtro della nostra idea preconcetta di Dio senza accogliere la rivelazione di Dio che da lui proviene? Cosa andiamo cercando da Dio, dalla vita?
La domanda di fondo la presenta il profeta Isaia: perché i pensieri di Dio non corrispondono ai nostri? Perché i nostri pensieri sono sempre così diversi e distanti da quelli di Dio?

XXIV Domenica T.O.

Anno liturgico A (2016-2017) – Tempo Ordinario – XXIV Domenica – (17 settembre 2017)

L’accento del brano di oggi non verte su una norma di comportamento all’interno della comunità, come nel caso della correzione fraterna che era stato proclamato domenica scorsa. Qui viene mostrata la ragione di fondo, il mistero su cui può far leva l’invito al perdono. Pietro, oltrepassando le tre volte di perdonare al fratello che la legge rabbinica ingiungeva al credente, avanza il numero di sette volte, già abbondantemente oltre le norme consuete. Ma Gesù, facendo riferimento alla selvaggia decisione di Lamec che rivelava come la violenza dilagava nell’umanità (“Lamec disse alle mogli: «Ada e Silla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire. Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette»”, Gn 4,23-24), gli risponde: settanta volte sette, cioè infinite volte, sempre, senza se e senza ma.

XXIII Domenica T.O.

Anno liturgico A (2016-2017) – Tempo Ordinario – XXIII Domenica – (10 settembre 2017)

Una delle espressioni più belle che definiscono la comunità dei credenti la ravviso nell’ultima strofa dell’inno delle Lodi del Comune degli Apostoli, inno che così canta: “L’annuncio che udiste nell’ombra gridatelo alto nel sole: è questa l’estrema consegna del Dio crocifisso e risorto. E voi dite, ridite sui tetti la voce che parla nel cuore: apostoli siate alle genti di Cristo, salvezza e vittoria. Il nuovo messaggio di vita vi ha spinti ai confini del mondo, su lunghi sentieri di croce, araldi del giorno che viene. Su voi, resi saldi in eterno, s’edifica e innalza la Chiesa che eterna, riversa sul mondo da Dio, come un fiume, la pace”.

Le sette parabole del Regno

Audiovideo – LE SETTE PARABOLE DEL REGNO. Esercizi presso le Missionarie Saveriane di Parma (4-9 settembre 2017)

Dal punto di vista dei discepoli il racconto evangelico, stando alla narrazione di Giovanni, comincia con una domanda: ‘maestro, dove dimori?’ Gesù li invita a venire da lui e a costatare di persona e il vangelo annota: “quel giorno rimasero con lui” (Gv 1,39). Ma a quel tempo, i discepoli potevano al massimo rimanere con Gesù, non rimanere in Gesù. Tutto il racconto evangelico della sequela di Gesù da parte dei discepoli non è che la descrizione del passaggio dal rimanere con lui al rimanere in lui.